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Febbraio 2012

Fede e opere

Quando questo numero di “Notiziario” arriverà ai lettori, Colognola sta celebrando il S. Triduo: ricorda infatti, durante le 3 giornate, i propri Defunti, ma anche trascorre un po’ del proprio tempo davanti a Gesù Eucaristia.

Ebbene: quegli spazi di silenzio, quegli occhi puntati su Gesù, solennemente esposto all’adorazione, quel raccoglimento esteriore; tutto aiuta a rientrare in noi stessi. Ed è questo il momento più bello: infatti, quasi come in uno specchio, riusciamo guardarci bene in faccia, a riconoscerci onestamente per quello che siamo realmente (con le nostre qualità, ma pure con le nostre deficienze). E proprio lì abbiamo la grande sorpresa: troviamo il Signore. Ci stava aspettando. È lì in ascolto, ma anche ci parla per incoraggiarci, e per assicurarci che è e sarà sempre al nostro fianco. Non è difficile allora dialogare con Lui: ringraziarlo, chiedergli perdono, chiedergli aiuto, raccomandargli i nostri cari, ecc..

Evidentemente questo vedere il Signore nell’Eucaristia, sull’altare, e questo scoprirlo nel nostro cuore, ci dona fiducia e speranza; insomma rende nuovo il nostro cuore, e così per noi si aprono nuovi orizzonti: le persone, ogni persona, non sono “altri”, ma solo e sempre “nostri fratelli”, ai quali comunicare la positività che c’è in noi, cioè il Signore.

Si realizza anche per noi ciò che scrive S. Giovanni Apostolo nella sua Prima lettera: all’incirca dice: “Colui che abbiamo visto, ascoltato, toccato, contemplato… Lo presentiamo anche a voi, perché siate in comunione con noi e la vostra gioia sia piena”.

Questa è la fede: affidarsi al Signore, che è presente e parla. La fede poi necessariamente si concretizza nelle opere.

È in questo senso che si esprime il Papa, anche recentemente: “La fede, se è viva, si dona. E una fede che si dona, vive!”.

È inutile – ci dice ancora il Papa, ma ne dovremmo essere tutti convinti – crederci buoni cristiani perché ci entusiasmiamo in certe celebrazioni (se svolte con ottimo canto e con omelia breve), o per certi apparati religiosi, o per gesti liturgici commoventi, o per buone iniziative caritative, se poi nella vita concreta continuiamo a pensare, parlare e agire secondo la solita routine.

La fede o trasforma ed entusiasma, oppure non è fede.

Il Papa – per essere concreto – propone l’immagine dei primi cristiani: “Abbiamo bisogno – dice – di riprendere lo stesso slancio apostolico delle prime comunità cristiane, che – piccole e indifese – furono capaci con l’annuncio e la testimonianza di diffondere il Vangelo in tutto il mondo allora conosciuto”!. La fede, cioè l’incontro con il Signore, dà luce nuova, entusiasma e incoraggia a operare con autenticità.

 

Allora, nell’Adorazione e nella prossima Quaresima, preghiamo spesso: “Signore, aumenta la nostra fede”.

don Ubaldo