gennaio 2018

Giovani, chi?

Giovani, istruzione, formazione, nonché famiglia e lavoro, questi alcuni degli argomenti su cui più si ragiona e si disputa, anche all’affacciarsi del nuovo anno, in ambito istituzionale, inclusa la Chiesa, affrontando il tema del futuro dei giovani e, più in generale, dell’Italia. Un tema, quello del futuro dei giovani e della società nel nostro paese, che noi tutti vorremmo fosse affrontato in un’ottica “generazionale”, oltre che “giovanile”. Esaminando e valutando cioè la condizione giovanile all’interno del quadro delineato dall’attuale congiuntura sociale, quale si desume dai dati dell’ultimo Rapporto Istat e dalla Ricerca realizzata dalla Fondazione Toniolo.

In assoluto, il dato negativo raccolto dall’Istat non riguarda dichiaratamente le nuove generazioni ma, piuttosto, l’invecchiamento della popolazione italiana: il calo delle nascite ha registrato in un anno il negativo record di 474mila nati a fronte di 608mila morti. Nell’insieme, il Rapporto propone all’attenzione della collettività delle esortazioni sulla priorità di alcuni interventi: il potenziamento dell’innovazione tecnologica, economica e sociale e la modernizzazione delle Istituzioni. Investire, quindi, in misura idonea e congrua in istruzione e formazione del capitale umano; attivare politiche del lavoro che non siano di intralcio, allo sviluppo e che coinvolgano, favorendoli in modo particolare, i giovani.

Per ciò che concerne la ricerca sulla condizione giovanile promossa dalla Fondazione Toniolo con il “Rapporto Giovani 2017” essa divulga quanto emerso a seguito delle interviste somministrate a un gruppo rappresentativo di giovani italiani: elevati livelli di autonomia, di socializzazione, di conoscenza e consapevolezza della situazione attuale di vita e una incidenza positiva dell’istruzione sulle competenze relazionali, cognitive di affermazione. Nello stesso tempo altresì non si possono ignorare i punti deboli, emersi dalle interviste, che riguardano una certa fragilità nella capacità di gestire le emozioni, di essere e pensare in termini positivi e di indirizzare gli altri.

Nell’affrontare questi, che sono problemi sociali, non si può trascurare un fenomeno che si va espandendo nella nostra società e che sembra imporsi sempre più nelle nostre comunità: un numero crescente di persone giunte ad una “certa età” anagrafica che, tuttavia, si percepiscono e si comportano come se “fossero giovani”. Come dire che la società attuale, pur facendo meno figli, vede crescere in modo esponenziale il numero dei “giovani”. Sono proprio questi “” a rimescolare le carte del rapporto tra le generazioni, a mostrarsi sempre meno capaci di sostenere il dialogo educativo con i figli. Un fenomeno questo del giovanilismo dei “diversamente giovani” che palesa l’intrinseca fatica, in quanto genitori ed esponenti delle famiglie, ad educare come anche a permettere ai veri giovani di accedere all’età adulta.

In verità la comunità cristiana e civile che si “occupa” e, ancor più, si “preoccupa” della condizione giovanile dovrebbe adoperarsi perché si riconosca come un’illusione il desiderare e l’inseguire “il mito dell’eterna giovinezza” condizione di vita che non dovrebbe appartenere al mondo degli adulti: l’attuale regime di decadenza è un tempo in cui gli adulti amano la giovinezza più che i propri giovani e ad essi talora fanno mancare le attenzioni necessarie.

Così giovani, istruzione, formazione, lavoro e famiglia rischiano di rimanere solo delle parole, le più usate oggi, all’affacciarsi del nuovo anno da Istituzioni, Chiesa, mezzi di comunicazione.

È necessario ricontestualizzare la questione giovanile, analizzare l’ambito per cui essa è letta dai diretti interessati nel suo profilo “drammatico”. Non si può né si deve ignorare che le varie opzioni con cui i giovani declinano la loro libertà si concretizzano in molteplici opportunità spendibili senza compromettere il futuro e comunque, in genere, flessibili. Queste opzioni della libertà (condizione giovanile che gli adulti anelano e imitano!) richiederebbero invece di essere giocate in una prospettiva di scelte vincolanti che permettano a ciascun giovane di trovare un punto di sintesi che favorisca l’affermarsi della singolarità di ciascuno. È per questo che la giovinezza si mostra come un cammino con il quale arrivare a decidere: “chi essere nelle mia vita?”. A quale modello di adulto riferirsi. La condizione giovanile, per i giovani, è una età “drammaticamente intensa”, di passaggio: si è giovani per imparare ad essere “adulti”. Una condizione, quella giovanile, resa oggi ancor più “faticosa ed ardua” dalla carenza di opportunità sociali e lavorative che favoriscano il passaggio alla maturità e all’emancipazione. Inoltre, con la progressiva erosione del modello adulto di riferimento, l’età matura appare ai giovani sempre più confusa. Il paradosso ci appare con più evidenza anche adesso, all’inizio del nuovo anno: i giovani sono in cammino per diventare adulti, mentre gli adulti sono impegnati a restare giovani per non essere adulti. Con tutto ciò che ne consegue.

don Francesco Poli