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Dicembre 2021

IL NATALE CHE TARDA

«Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta» (Mt. 2, 3-5)

La rinuncia dà. È l’esperienza che possiamo riconoscere nel manifestarsi di questo Natale. Una condizione vissuta anche da Giuseppe e Maria costretti, dalle autorità del tempo, a rinunciare alla tranquilla vita a Nazareth, partiti per farsi censire a Betlemme, loro città di origine. Questo uscire dal villaggio, il loro partire ed affrontare un viaggio rischioso verso un luogo distante, in condizioni precarie e con Maria in gravidanza, li hanno disposti, loro malgrado, ad essere ancor più ricettivi nei confronti di ciò che era indisponibile e imprevedibile, aperti al Mistero. L’esperienza del partire, dell’andare, quando ciò accade, ci mette nella condizione di vivere un distacco, una separazione. È come un “evento luttuoso”. Questa condizione, oggi così rara nella nostra società in cui sofferenza, dolore e morte non hanno più diritto di cittadinanza nel nuovo “ordine digitale”, apre tuttavia ad una attesa incondizionata nella quale rinunciare è – in realtà – un “ricevere”: la rinuncia dà. Essa quando è praticata, tanto per necessità quanto per libera scelta, mostra i rischi cui è sottoposta la vicinanza coatta del villaggio globale: nella società dei consumi qual è la nostra, la rinuncia e il distacco rivelano l’inganno del tempo digitale che nel suo manifestarsi impoverisce la vicinanza, privandola di ogni forma di distanza. Nel tempo digitale, infatti, ogni cosa dev’essere disponibile, pronta ad essere consumata: anche questo Natale ha tutti i tratti consumistici: se vuoi, puoi. Adesso.

Il Mistero non si prende, si offre. Il viaggio di Giuseppe e Maria a Betlemme è una parabola che permette di recuperare, a loro stessi come anche a noi, la dimensione di Mistero che la vita porta con sé. Mistero in cui si sperimenta un rapporto ulteriore, fragrante, vero, rispetto a un mondo costituito dal disponibile, consumistico, con la sua smodata pretesa di possesso, una voracità che pretende di assimilare tutto ciò che lo circonda, come se fosse un mondo pietanza da prendere e da ingurgitare, portare con avidità alla bocca. Al contrario, nella prospettiva dell’uscire va colto il viaggio della vita, il rischio di lasciare, il coraggio di accettare la fatica della separazione, della distanza, senza la pretesa di avere tutto a disposizione o di considerare l’indisponibile come ciò che, per ora, non è ancora dato. Partire è accogliere in sé il Mistero: questo solo si offre e mai si prende. Il Mistero che nel Natale si fa Mistero di Dio si offre a quanti vi si dispongono aperti alla speranza, Mistero indisponibile che si svela nella storia concreta, rimanendo tuttavia Altro, senza possibilità di essere consumato. A differenza del mondo sempre disponibile e fruibile, l’indisponibile consente l’indugio, l’attesa, mostra la diversità che è insita nell’altro e nell’altra, mostra l’Alterità di cui sentiamo ancora la nostalgia e che ci è necessaria alla vita futura. Senza questa distanza, data fin dall’origine della vita, l’altro non sarà mai un Tu per me. Viene invece privato dalla sua dignità, trasformato in una “cosa”. Non lo si interpella in virtù della sua Alterità, al contrario, di lui ci si appropria. 

L’andatura del vero Natale oggi è il ritardo. Nella prospettiva del Mistero, ciò che è indisponibile viene invece atteso, invocato, sperato: si manifesterà certamente, ma il come e il quando non è dato sapere. Il disponibile invece non ha bellezza, non profuma. Ciò che è durevole è lento, indugia nel mostrarsi, è un mix di svelamento e nascondimento. È un ritardatario persistente. Con la sua andatura tarda ad arrivare, lo si può solo attendere. Questo Natale non arriva in orario, non è bell’e pronto, già disponibile. Quella notte a Betlemme non si trattava di aspettare qualcosa, bensì di aspettare “in” qualcosa. L’uscire dei pastori dall’ovile, il rinunciare alla loro sicurezza e tranquillità, il lasciare con trepidazione il loro pacato disponibile mondo, permette loro di cercare e poi trovare l’indisponibile. Così, con sorpresa e gioia grande ci siamo trovati non già di fronte a qualcosa, ma insieme a Qualcuno.

don Francesco Poli