gennaio 2017

Quattro domande sulla Chiesa

Vivere da cristiani, oggi, esige da parte di ciascuno di noi la capacità di prendere in mano la propria vita per farne una storia d’amore. La vita cristiana, infatti, richiede un permanente rinnovamento del modo di vivere e di pensare per essere aperti ad incontrare il Signore.
Questo incontro non è mai un episodio esclusivo dell’individuo, ma un evento di Chiesa.
L’appartenenza alla Chiesa, poi, si esprime in modi diversi e, in relazione all’essere di ciascuno, sarà più o meno visibile, più o meno convinta, più o meno spontanea….Ma questo legame con la Chiesa è essenziale per la vita cristiana. Per alcuni, a cui la Chiesa sembra vecchia e lontana, “essere persone di Chiesa” non appare attrattivo. Per altri poi, secondo i quali la Chiesa sarebbe oggi marginale, perché non svolge più il ruolo sociale che da sempre la caratterizza, “essere persone di Chiesa” non è in alcun modo utile. Per altri ancora “essere persone di Chiesa” significa essere dalla parte dei preti. C’è pure chi pensa che “essere persone di Chiesa” significhi semplicemente “andare a messa”. Il fatto di appartenere alla Chiesa è sentito, dunque in modi diversi.

Dov’è la Chiesa? La Chiesa ignorata.

Oggi la Chiesa è sempre più concretamente ignorata dagli stessi battezzati, che utilizzano soltanto le strutture (edifici di culto, oratori, ambiti ricreativi e sportivi…), ma non avvertono la presenza dei credenti attorno a loro. La Chiesa sta allora perdendo la sua vitalità? Non direi, ma è meno immediatamente presente nella vita delle gente. Appare ancora “utile” al momento della nascita e della morte, in occasione di prime comunioni, qualche raro matrimonio, ma le sue esigenze evangeliche e morali sono sempre più ignorate. Anche le sue feste, ormai, sono parte integrante del calendario della società dei consumi.

Perché la Chiesa? L’individualismo religioso anche a Colognola.

L’individualismo religioso è un modo per ridurre l’esperienza della fede a un fatto personale, privato. L’appartenenza alla Chiesa viene sentito come un ingombro. Tre espressioni definiscono abbastanza bene questo tipo di comportamento: “Gesù Cristo sì, la Chiesa, no!”; “La fede sì, la pratica religiosa, no!”; “La coscienza sì, i comandamenti no!” Dunque: Gesù senza la Chiesa, la fede senza la pratica, la coscienza senza la legge. Chi non si riconosce, almeno qualche volta, in questo ragionamento? L’individualismo religioso, che serpeggia anche nella nostra comunità, dà credito all’idea che la vita cristiana possa fare a meno della Chiesa: un tradimento.

Quale Chiesa? Il dubbio sulla vera religione.

“Chi dice che la nostra è la vera religione?” È questa una domanda che di frequente sentiamo ripetere, una domanda pericolosa sia perché una risposta facile non sarebbe onesta, sia perché la logica stessa della domanda tende a rifiutare una risposta. Chi di noi può essere capace di pronunciarsi sulla questione, se non dopo uno studio personale, completo e dettagliato di tutte le religioni? L’impossibilità di avere una certezza, immediata e definitiva, porta molti a non decidersi fino in fondo nella via della fede, mantenendo forte il rischio di “smobilitazione”.

La comunità cristiana cosa fa per essere Chiesa? Si rinnova evangelicamente.

La comunità cristiana, con la collaborazione di tutti, cerca di inserire tracce di Vangelo nella vita degli uomini. Più la Chiesa abbraccia il suo tempo, più deve far emergere la sua originalità. Essa non agogna ad una clientela in quanto è uno spazio di libertà spirituale in cui ogni uomo può identificare gli idoli e affermare l’assoluto Dio. Mi pare che tutte queste domande possano essere ricondotte ad una: “Ma noi, siamo Chiesa viva?”  La “gioiosa fatica” di vivere da credenti nella società d’oggi, non ci permette di trovare una risposta scontata. L’urgenza di riscoprici membra vive di Cristo, sua Chiesa, esige di cercare le ragioni di una appartenenza spesso “dimenticata”.

don Francesco Poli