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IN CAMMINO

Settembre 2009In questi primi giorni di settembre alcuni verbi vengono insistentemente ripetuti: riaprire (le fabbriche, le scuole,…) e riprendere (gli impegni ordinari, le attività comuni,…).

Dunque: riprende il lavoro, dopo le ferie estive (e speriamo che ciò si avveri per tutti, superando pertanto questa difficile crisi economica, che sembra non finire mai!).

Riprende la scuola: i nostri ragazzi hanno bisogno di imparare tante cose per diventare uomini e per entrare ben preparati (intellettualmente e soprattutto umanamente) in un mondo complesso come il nostro. Con il loro correre, zainetto in spalla,  ogni mattina a scuola i nostri ragazzi ci ricordano che “uomini si diventa” e che non bisogna mai smettere di imparare ad esserlo.

Riprende anche il cammino pastorale della comunità parrocchiale. Non ho detto: “Si riapre la Chiesa!; perché – grazie a Dio – la nostra bella e spaziosa chiesa parrocchiale è sempre stata aperta, anche in questi giorni agostani, caldissimi e snervanti.  Riprende invece il cammino della comunità: questo sì!  Ed è logico, anzi doveroso, che avvenga così, perché “cristiani non si nasce, ma lo si diventa giorno per giorno!” Occorre dunque continuamente imparare ad esserlo.

Forse ai nostri orecchi questa è una affermazione che stona un poco; eppure è una esigenza urgentissima, vista la dispersione culturale e viste le tantissime proposte valoriali (a volte anche in conflitto tra loro, purtroppo) che rischiano di confonderci e di portarci allo smarrimento quanto alla nostra identità cristiana.

E questa non è un’idea nuova: tante voci autorevoli suonano al riguardo: Papa Giovanni, ben 50 anni fa, iniziando il Concilio, così diceva: “Lo spirito cristiano, cattolico e apostolico del mondo intero, attende un balzo innanzi verso una penetrazione dottrinale e una formazione più viva delle coscienze!”. Voce davvero profetica! Il nostro Mons. Angelo Paravisi (che noi ricorderemo quest’anno – a cinque anni dalla morte – con una celebrazione speciale presieduta dal Vescovo di Crema Mons. Oscar Cantoni il 20 c.m., v. programma pag. VIII dell’inserto) soleva ripetere: “Occorre passare da una religione di conservazione a una di missionarietà, che guardi avanti con fiducia e coraggio!”  Il nostro Vescovo, Mons. Francesco Beschi (che sarà tra noi lunedì 21 settembre, v. programma pag. VIII dell’inserto) nel giorno del suo ingresso in Diocesi così ci spronava: “La nostra Chiesa ha una lunga e grande tradizione, alla quale vogliamo rimanere fedeli; ma siamo consapevoli che proprio la fedeltà esige il dinamismo della conversione e quindi del cambiamento: non vogliamo semplicemente adattarci al cambiamento, ma esserne attori, secondo il dinamismo della Pasqua che connota la conversione!”

Voci davvero profetiche; voci stimolanti. Ma anche noi siamo profondamente convinti che occorre  continuamente imparare ad essere cristiani!

Allora: Vangelo in mano, zainetto in spalla, in cammino!

Don Ubaldo

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VACANZA CON DIO

Giugno 2009“Dove? Quando? Con chi passare le vacanze?”

Nonostante la crisi, in queste settimane ragioniamo così!
La risposta, con me stesso e con Dio!

In un articolo di questo numero del Notiziario spiego “come” ciò sia possibile.
Qui, aiutato da uno scrittore cattolico, spiego “perché” ciò è utile: “È un fatto che quando l’uomo santifica il tempo del riposo – sullo stile di Dio, che il settimo giorno si riposò – quando si rivolge al Signore nella preghiera e nella liturgia, allora cresce in lui la certezza che egli deve la sua vita non al caso, ma a Dio suo creatore, e che il fine del suo esistere non è la corruzione e la morte, ma la salvezza e la vita eterna, alla quale ognuno è chiamato da Dio. Dare spazio allo spirito, pertanto, consente agli uomini una elementare esperienza del senso della vita”

Riposarsi, insomma, è soprattutto un’occasione per rientrare in se stessi, è fermarsi, respirare a pieni polmoni, è ritrovarsi se stessi.
Guardiamo lo scalatore, l’alpinista: con zaino, piccozza, corda, chiodi… sale, guardando fisso la roccia, per trovare i punti giusti cui aggrapparsi. Non ha tempo per fermarsi, contemplare, godere: la scalata lo impegna. Ma quando ha raggiunto la vetta, eccolo ad ammirare il panorama: cime, neve, sole; l’aria pura, fresca, inonda i suoi polmoni, un godimento gli entra nel cuore: “È un altro mondo!”. Ed è vero! E in quell’incontro egli si sente più se stesso, contento, realizzato. “Ne valeva la pena!”. E nel suo cuore, inevitabilmente, il grazie a Dio è spontaneo.
Fermarsi, allora, riposarsi è occasione provvidenziale per riscoprire quel Dio, nel quale crediamo, ma che per tanti motivi e impegni era stato quasi archiviato quando si era nel vortice della vita.

In questo senso: buone vacanze!

Don Ubaldo