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Editoriali

Uno sguardo buono sul mondo

Una lettera d’amore. Sposo totalmente la lettura di Luigino Bruni, economista del movimento dei Focolari: «Magnifica humanitas è una lettera d’amore che la Chiesa, in papa Leone XIV, scrive all’umanità di oggi. Questo sguardo buono sulle donne e sugli uomini è il primo dono che papa Leone ci fa. La Chiesa, nei suoi tempi luminosi, ha infatti amato il mondo anche con la “carità degli occhi”, guardandolo con fiducia e speranza. Anche il lungo e centrale discorso sull’Intelligenza Artificiale (IA), incluse le sue profonde e puntuali “avvertenze antropologiche e spirituali per l’uso” si svolge all’interno di questo umanesimo di speranza». Prevost, infatti, nella sua prima enciclica scrive: «Desideriamo entrare in dialogo con tutti gli uomini e le donne del nostro tempo, insieme ai quali prendiamo parte agli avvenimenti, alle domande e alle aspirazioni dell’umanità» (MH 2). Niente in questa lettera ha gli accenti cupi e allarmati per l’avvento della quarta rivoluzione (antropologica, sociale, tecno-scientifica, culturale), nessun tono di condanna. La Chiesa non si chiama fuori dalla storia, decide di abitare il tempo della complessità (per dirla alla Morin, il grande filosofo morto a 104 anni lo scorso 29 maggio). Dunque, non è la paura ma l’amore a confezionare le pagine di questo documento magisteriale, opportunamente apparentato più alla Gaudium et spes del Concilio (1965) che non alla Rerum novarum di Leone XIII nel 135esimo anniversario.

E mentre la Chiesa prova a sintonizzarsi con l’umanità accogliendo le nuove sfide socio-culturali con le sue destinazioni tecno-scientifiche, l’Italia scrive una pagina di speranza celebrando gli ottant’anni della Repubblica. Era il 2 giugno 1946 quando il Paese scelse una nuova ratio per la convivenza civile: la Repubblica incarnava il sogno post-bellico di un nuovo ordine di convivenza: la democrazia. Erano parole nuove e accendevano il futuro. Parole fragili da custodire, ancora oggi chiedono la responsabilità di tutti. De Gasperi disse: «Con il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 inizia l’era della responsabilità dei cittadini. Se non la volessero assumere, farebbero meglio a rimanere sudditi». Luigi Accattoli, storico vaticanista del Corriere della Sera, ricorda che nella stagione promettente della Costituente c’erano “otto santi”: lo stesso Alcide De Gasperi, Igino Giordani, Giorgio La Pira, Giuseppe Lazzati, Enrico Medi, Benigno Zaccagnini, Giuseppe Dossetti, Aldo Moro. 

Val la pena fare memoria per non lasciare il passo ad altre prospettive preoccupanti. Un grande contributo in quel due giugno storico venne proprio dalle donne. Stona invece che nell’annuale sfilata siano stati inseriti i cappellani militari contro i quali aveva già detto parole definitive don Lorenzo Milani con la sua Lettera ai cappellani militari (l’anno prossimo ricorderemo i sessant’anni della morte del priore di Barbiana). L’ultima cosa che deve succedere, in tempi segnati da conflitti e da “guerra mondiale a pezzetti”, è l’apparentamento tra religione e guerra, chiesa e stellette, tonache e mostrine militari. La parata non c’entra nulla – se qualcuno è su questa linea – con la necessità di darsi organismi europei di Difesa. A tutta prima pare proprio una contraddizione in termini e una contro testimonianza evangelica. 

Accosto queste due pagine di cronaca: la prima – culturale – guarda al futuro senza rottamare il patrimonio umanistico ricevuto dal passato: si tratta di mantenere la tecnica entro i limiti dell’umano, arginare la cultura del potere della tecnica e difendere la dignità dell’uomo. La seconda – politica – guarda al passato affinché il bene fragile della Repubblica non rimanga solo nostalgica memoria ma diventi responsabilità. Magnifica Humanitas è il manifesto di un nuovo umanesimo planetario che non potrà non fare i conti con le nuove potenzialità e i nuovi poteri. Gli ottant’anni della Repubblica confermano la promessa di una fraternità possibile in cui spendere ancora le nostre migliori energie.