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Editoriali

Tutti in cammino con Checco

Natale significa anche andare al cinema. Sono tornato entusiasta dalla visione dell’esilarante Buen camino di Gennaro Nunziante con il superlativo e irriverente protagonista Checco Zalone nei panni di se stesso, un padre ricchissimo e strafottente che peggio non si può alla ricerca di Cristal, la figlia scappata di casa in piena crisi esistenziale e che decide di fare l’arcinoto Camino de Santiago. Ve ne parlo perché il regista è riuscito a far vestire a Zalone i panni non soltanto dello sbruffone, cafone, spocchione che tutti ben conosciamo ma anche quelli seri (e credibili) del padre che si scopre – anche lui – alla ricerca della propria identità. Il rapporto intergenerazionale è il primo livello, giustamente sottolineato, così come lo è quello del romanzo di formazione. Qui c’è un padre che ritrova la figlia e una figlia che, finalmente, ritrova il padre (l’insistito “papà, papà, papà…” è struggente: alla fine si è padri solo quando una figlia ti chiama papà, no?). Ha un che di parabolico l’incontro tra i due: entrambi “perduti e ritrovati”. Il racconto elabora un vero e proprio cambiamento di postura: Checco finalmente diventa padre, e la figlia finalmente accoglie l’invito di essere figlia. Mi pare bellissima l’idea che sul cammino sia la figlia a educare il padre e il padre a incoraggiare la figlia. La paternità e la figliolanza non sono un ruolo da recitare ma la nostra drammatica esistenziale. Nessun j’accuse tra generazioni. Per questo il film funziona. La figura centrale, però, è Alma, una giovane donna, anche lei in cammino. È lei il motore del cammino, della riconciliazione, della “riparazione” dei rapporti. Alma è un bellissimo nome di origini latine e vuol dire “anima”: non credo che sia stato scelto a caso. Alma è l’anima di questo racconto-cammino di duplice “conversione”, se per conversione intendiamo ciò che letteralmente significa: cambiare direzione, prospettiva, visuale, modo di vedere e di… vivere. Ma non vorrei scomodare una categoria evangelica così preziosa (e complessa). Alma è molto più di Alma, è una figura “quasi” mariana, mediatrice. Ma non vorrei rischiare di vedere troppo. Non male per un film che ha l’obiettivo di far ridere (e sbancare il botteghino). Il film ovviamente è divertente, molto divertente, le battute sono fulminanti e il ritmo è incalzante. Ma Buen camino è un film che fa soprattutto pensare: alla fine ci si ritrova tutti su quel cammino a cercare di capire qualcosa di questa strana avventura che è la vita. Il Senso-che-da-senso-alle-cose lo cerca la figlia Cristal, lo cerca il padre-Checco che ha bisogno di camminare ancora un po’ dopo aver compreso tutta la falsità di un mondo del quale pure ha goduto (il film è bello perché non dice se ne uscirà dal suo smodato stile di vita, dice che Checco ha bisogno di camminare perché ha ancora tante domane e dubbi per la testa: è la premessa di un riscatto esistenziale). Alla fine spariscono le carte di credito, simbolo dell’impero dei consumi, le donne, le feste, la parrucca e la Ferrari. Rimane solo la carta di identità da restituire alla figlia che ha ritrovato la sua vera identità. Bisognerebbe incoraggiarli, questi nostri figli, a partire, a lasciare l’ovvio e gettarsi nell’impresa affascinante della vita. E rischiare, anche a costo di rimetterci… Ma per meno di questo fascino e rischio non c’è vita.