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Gennaio 2022

ESSERE FAMIGLIA

Educhiamo al dono e al desiderio

Non un luogo comune, ma un modello: la famiglia che, mai come nel presente, affronta una rivoluzione nella sua azione di educare i figli a vedere e anticipare il futuro, di trasmettere il senso dell’esistenza umana con i suoi doveri familiari e sociali. Non meri possessi narcisistici, ma sentimenti generativi. Questo il compito della famiglia: testimonianza di adultità, di amore per il dono della vita. L’educazione familiare è come l’aceto balsamico, ha bisogno di molto tempo, è presa di coscienza. Ma l’impegno porterà frutti, creerà nei figli la condizione per essere generativi. Frutti che germogliano da un dono che regala loro la condizione di essere a loro volta protagonisti di atti di generosità. Ciò crea dei problemi quando a fronte di questo dono c’è l’attesa, quasi un risarcimento, di veder realizzati i propri desideri, i propri progetti; al contrario è un bene quando i figli sono messi nella condizione di poter realizzare i loro desideri e progetti. Il dono, dunque, può presentare dei rischi se non riconosce l’anima dell’altro: l’originalità dei figli, quando si proiettano su di loro le attese narcisistiche dei genitori, oppure quando il dono è a senso unico, quando cioè sono i genitori a dare senza fornire ai figli la possibilità di fare qualcosa in cambio, condizione che consentirebbe di essere generativi, condizione da cui nasce la fecondità educativa. 

Massimo Recalcati ne I ritratti del desiderio afferma che la parola “desiderio” porta già nel suo etimo la dimensione della veglia e dell’attesa, dell’orizzonte aperto e stellare, dell’avvertimento positivo di una mancanza che sospinge alla ricerca (…). Il desiderio porta sempre con sé una povertà – una lontananza – che è un tesoro. Nel “ De bello Gallico” di Giulio Cesare i desiderantes erano i soldati che aspettavano sotto le stelle i compagni che non erano ancora tornati dal campo di battaglia. Più precisamente l’etimologia della parola desiderio deriva dallo stare sotto il cielo e osservare le stelle in un atteggiamento di attesa e di ricerca della via: desiderare ha il significato di scrutare il cielo per trovare la rotta così da capire dove siamo e dove vogliamo andare. A volte, quando i giovani sono in balia degli eventi, spetta a noi adulti fornire loro un timone ed una bussola per poter imprimere una direzione alla loro vita che potrebbe apparire simile ad una zattera così da immaginare un approdo che consenta loro di realizzarsi. Si deve dunque passare da una logica centrata sul bisogno ad una meta logica del desiderio. Si potrebbe rendere più ricca la relazione educativa se si mettessero in gioco i desideri, portatori di alcune dimensioni che non stanno nei bisogni.

In questo modo, la legge, la regola, il limite, a differenza di quanto potrebbe sembrare non sono più tanto un ostacolo per il desiderio, ma la sua condizione. In un mondo senza legge, senza limite, il desiderio non si genera. Desiderare qualcosa significa infatti concentrarsi su qualcosa di specifico, di concreto, riuscendo a trattenersi dal godere di altre mille stimoli per perseguire solo e soltanto un proprio specifico desiderio. La regola si apre alla disciplina la quale, a sua volta, permette di costruire il desiderio senza che esso sia inghiottito dalle mille possibilità della vita. Si è talmente preoccupati di rendere felici i figli che, evaporando dal ruolo genitoriale, non si è capaci di farli attendere: con una prassi educativa iperprotettiva si concede tutto e subito, …e si uccide il desiderio. È necessario che tra la nascita del desiderio e la sua realizzazione vi sia un adeguato intervallo di tempo. Il tempo in cui il desiderio può crescere nel nostro cuore. Se viene appagato immediatamente non può abitare lo spazio che c’è dentro di noi, non diventa una sorpresa, non acquista la capacità della meraviglia di fronte all’imprevisto. Si comprende, quindi, come attivare il desiderio non significhi fare ciò che si vuole, ma sia un’occasione di crescita che richiede l’educazione al senso del limite. Educare al desiderio significa confrontarsi con il limite come possibilità di realizzazione. L’attesa ed anche i fallimenti, il non compiacere in ogni desiderio o bisogno, stimolano all’impegno e rendono la persona competente. Spesso si è troppo preoccupati che i figli possano soffrire, e così si impedisce loro di venire a contato con la sofferenza. 

La funzione genitoriale non è mai paritaria, ma responsabile e adulta per non creare figli/adulti fragili perché quella felicità che nell’attuale canone sembra essere un diritto genera un effetto contrario alla libertà della persona. Il legame tra genitori e figli è, dunque, una relazione asimmetrica; il compito genitoriale è capire che uso fare dell’autorità, come contrappunto di una vocazione generativa ed educativa. Possiamo diventare genitori cercando di conquistare il consenso dei nostri figli, o accettare la responsabilità di essere autorevoli, sapendo che dalla vera autorità germina la libertà. La genitorialità si esprime così attraverso la “cura responsabile”, dove la “cura” rimanda al polo affettivo della relazione mentre la “responsabilità” esprime il polo etico. Ma come trasmettere questo punto centrale del desiderio a una generazione che non riconosce nessuna legge assoluta, nessun principio di autorità, in una parola ad una generazione in cui il padre è assente? Non c’è altre strada per condurre i propri figli sulla via di una vita ricca e piena di desiderio, di bellezza, che offrire la propria testimonianza di adulti che hanno saputo tentare la vita trovando una propria strada. Non si tratta però soltanto di una testimonianza morale: di dare il “buon esempio”. Si tratta piuttosto di mostrare come potrebbe essere una vita buona, ricca di desideri e realizzata nella realtà concreta e sempre limitata. 

don Francesco Poli

Gennaio 2022

Febbraio 2022

01 MartedìConferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Sala della comunità)
02 MercoledìCandelora
03 GiovedìFesta di S. Biagio martire
04 VenerdìAdorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parrocchiale)
06 DOMENICAV DEL TEMPO ORDINARIO FESTA DI S. GIOVANNI BOSCO
 S. Messe: ore 7.30 – 10.00 – 11.00 (con i ragazzi della catechesi) – 18.30 (Con i ragazzi VI anno IC)
07 LunedìSCUOLA DI COMUNITÀ: catechesi adulti (in chiesa parr.: ore 8.30 e ore 17.30)
08 MartedìConferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Sala della comunità)
11 VenerdìB. Vergine di Lourdes – Giornata dell’ammalato
 TRIDUO DEI MORTI
12 SabatoTRIDUO DEI MORTI
13 DOMENICAVI TEMPO ORDINARIO – CONCLUSIONE TRIDUO DEI MORTI
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 – 18.30 (Solenne concelebrazione)
14 LunedìSCUOLA DI COMUNITÀ: catechesi adulti (in chiesa parr.: ore 8.30 e ore 17.30)
15 MartedìConferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Sala della comunità)
17 GiovedìAdorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parrocchiale)
18 VenerdìOggi esce il notiziario parrocchiale di Febbraio
20 DOMENICAVII TEMPO ORDINARIO
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 – 18.30
Gennaio 2022

Gennaio 2022

01 SABATOS. MARIA MADRE DI DIO
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 – 18.30.
02 DOMENICAII di Natale
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 – 18.30.
06 GIOVEDÌEPIFANIA
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 – 18.30.
09 DOMENICABATTESIMO DI GESÙ
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 – 18.30.
10 LunedìRiprende la Catechesi in gruppi in Oratorio
12 MercoledìRiprende la Catechesi in gruppi in Oratorio
14 VenerdìRiprende la Catechesi in gruppi in Oratorio
16 DOMENICAII DELL’ANNO
 Festa di S. Antonio Abate – Benedizione degli animali
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 – 18.30.
17 MartedìConferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Sala della comunità)
20 GiovedìAdorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parrocchiale)
21 VenerdìOggi esce il notiziario parrocchiale di Gennaio
23 DOMENICAIII DEL TEMPO ORDINARIO
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 – 18.30.
24 LunedìSCUOLA DI COMUNITÀ: catechesi adulti (in chiesa parr.: ore 8.30 e ore 17.30)
25 MartedìConferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Sala della comunità)
27 GiovedìAdorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parrocchiale)
30 DOMENICAIV DEL TEMPO ORDINARIO
 PRESENTAZIONE FANCIULLI MESSA DI Iª COMUNIONE (ore 11.00 chiesa parrocchiale)
 SETTIMANA S GIOVANNI BOSCO “Arrivo” statua don Bosco (ore 10.50 oratorio)
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 – 18.30.
31 LunedìSCUOLA DI COMUNITÀ: catechesi adulti (in chiesa parr.: ore 8.30 e ore 17.30)

DAL  30 GENNAIO: FESTE IN OCCASIONE DEL RICORDO DI S. GIOVANNI BOSCO PATRONO E PROTETTORE DELL’ORATORIO (Fino al 6 febbraio p.v.)

Dicembre 2021

IL NATALE CHE TARDA

«Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta» (Mt. 2, 3-5)

La rinuncia dà. È l’esperienza che possiamo riconoscere nel manifestarsi di questo Natale. Una condizione vissuta anche da Giuseppe e Maria costretti, dalle autorità del tempo, a rinunciare alla tranquilla vita a Nazareth, partiti per farsi censire a Betlemme, loro città di origine. Questo uscire dal villaggio, il loro partire ed affrontare un viaggio rischioso verso un luogo distante, in condizioni precarie e con Maria in gravidanza, li hanno disposti, loro malgrado, ad essere ancor più ricettivi nei confronti di ciò che era indisponibile e imprevedibile, aperti al Mistero. L’esperienza del partire, dell’andare, quando ciò accade, ci mette nella condizione di vivere un distacco, una separazione. È come un “evento luttuoso”. Questa condizione, oggi così rara nella nostra società in cui sofferenza, dolore e morte non hanno più diritto di cittadinanza nel nuovo “ordine digitale”, apre tuttavia ad una attesa incondizionata nella quale rinunciare è – in realtà – un “ricevere”: la rinuncia dà. Essa quando è praticata, tanto per necessità quanto per libera scelta, mostra i rischi cui è sottoposta la vicinanza coatta del villaggio globale: nella società dei consumi qual è la nostra, la rinuncia e il distacco rivelano l’inganno del tempo digitale che nel suo manifestarsi impoverisce la vicinanza, privandola di ogni forma di distanza. Nel tempo digitale, infatti, ogni cosa dev’essere disponibile, pronta ad essere consumata: anche questo Natale ha tutti i tratti consumistici: se vuoi, puoi. Adesso.

Il Mistero non si prende, si offre. Il viaggio di Giuseppe e Maria a Betlemme è una parabola che permette di recuperare, a loro stessi come anche a noi, la dimensione di Mistero che la vita porta con sé. Mistero in cui si sperimenta un rapporto ulteriore, fragrante, vero, rispetto a un mondo costituito dal disponibile, consumistico, con la sua smodata pretesa di possesso, una voracità che pretende di assimilare tutto ciò che lo circonda, come se fosse un mondo pietanza da prendere e da ingurgitare, portare con avidità alla bocca. Al contrario, nella prospettiva dell’uscire va colto il viaggio della vita, il rischio di lasciare, il coraggio di accettare la fatica della separazione, della distanza, senza la pretesa di avere tutto a disposizione o di considerare l’indisponibile come ciò che, per ora, non è ancora dato. Partire è accogliere in sé il Mistero: questo solo si offre e mai si prende. Il Mistero che nel Natale si fa Mistero di Dio si offre a quanti vi si dispongono aperti alla speranza, Mistero indisponibile che si svela nella storia concreta, rimanendo tuttavia Altro, senza possibilità di essere consumato. A differenza del mondo sempre disponibile e fruibile, l’indisponibile consente l’indugio, l’attesa, mostra la diversità che è insita nell’altro e nell’altra, mostra l’Alterità di cui sentiamo ancora la nostalgia e che ci è necessaria alla vita futura. Senza questa distanza, data fin dall’origine della vita, l’altro non sarà mai un Tu per me. Viene invece privato dalla sua dignità, trasformato in una “cosa”. Non lo si interpella in virtù della sua Alterità, al contrario, di lui ci si appropria. 

L’andatura del vero Natale oggi è il ritardo. Nella prospettiva del Mistero, ciò che è indisponibile viene invece atteso, invocato, sperato: si manifesterà certamente, ma il come e il quando non è dato sapere. Il disponibile invece non ha bellezza, non profuma. Ciò che è durevole è lento, indugia nel mostrarsi, è un mix di svelamento e nascondimento. È un ritardatario persistente. Con la sua andatura tarda ad arrivare, lo si può solo attendere. Questo Natale non arriva in orario, non è bell’e pronto, già disponibile. Quella notte a Betlemme non si trattava di aspettare qualcosa, bensì di aspettare “in” qualcosa. L’uscire dei pastori dall’ovile, il rinunciare alla loro sicurezza e tranquillità, il lasciare con trepidazione il loro pacato disponibile mondo, permette loro di cercare e poi trovare l’indisponibile. Così, con sorpresa e gioia grande ci siamo trovati non già di fronte a qualcosa, ma insieme a Qualcuno.

don Francesco Poli

Dicembre 2021

Dicembre 2021

03 VenerdìAdorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
05 DOMENICAII di AVVENTO
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 – 18.30.
 INCONTRO GRUPPI ADO (Ado 2009 – 2008 dalle 18.00 alle 20.00; Ado 2007- 2006 dalle 19.00 alle 20.30)
06 LunedìSCUOLA DI COMUNITÀ – catechesi adulti (in chiesa parr.: ore 8.30 e ore 17.30)
07 MartedìVigilia Festa Immacolata
 Tempo per le CONFESSIONI ore 16.00 – 18.00
 S. Messa festiva (ore 20.00)
08 MERCOLEDÌIMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 – 18.30.
09 GiovedìAdorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
12 DOMENICAIII di AVVENTO
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 – 18.30.
 INCONTRO FIDANZATI – SPOSI 2022 (Chiesa parr. s. Messa ore 18.15. Poi in Sala parr.)
13 LunedìSCUOLA DI COMUNITÀ – catechesi adulti (in chiesa parr.: ore 8.30 e ore 17.30)
14 MartedìConferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Sala della comunità)
16 GiovedìAdorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
17 VenerdìInizio novena S. Natale
 Oggi esce il notiziario parrocchiale di Dicembre
19 DOMENICAIV di AVVENTO
 FESTA DEL DONO
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 – 18.30.
 PREGHIERA E FESTA GRUPPI ADOLESCENTI (pomeriggio – sera)
20 LunedìOre 17.00 – 18.00 SPAZIO ONFESSIONI (in Chiesa)
21 MartedìOre 17.00 – 18.00 SPAZIO ONFESSIONI (in Chiesa)
22 MercoledìOre 17.00 – 18.00 SPAZIO ONFESSIONI (in Chiesa)
23 GiovedìOre 8.30 – 11.00 e 15.00 – 18.00 SPAZIO CONFESSIONI (in chiesa)
24 VenerdìOre 8.30 – 11.00 e 15.00 – 18.00 SPAZIO CONFESSIONI (in chiesa)
24 VENERDÌVIGILIA DI NATALE
 Ore 18.00 Chiesa parrocchiale S. MESSA NELLA VIGILIA DI NATALE
 Ore 23.15 Chiesa parrocchiale – VEGLIA DI NATALE animata dagli animatori dell’oratorio.
 Ore 24.00 S. MESSA DI MEZZANOTTE
25 SABATOSANTO NATALE
 S. Messe: 7.30 – 10.00 – 11.00 – 18.30
 Ore 18.00 S. Rosario
26 DOMENICAS. STEFANO martire
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 – 18.30.
31 VENERDÌMESSA FESTIVA CAPODANNO 2021 e TE DEUM di ringraziamento alle ore 18.30

Novembre 2021

Il Creato a rischio chiede responsabilità

Purtroppo, i segnali sempre più allarmanti che la Terra manda agli uomini non ricevono quell’attenzione immediata e urgente che meriterebbero; sembra quasi che l’attenzione sia passeggera, temporanea, ma non produca quegli interventi che invece necessiterebbero; sono grida sempre più disperate che, per mille ragioni e convenienze, solo apparentemente comprensibili, non vengono ascoltate: una sorta di ecologismo di facciata, che, ahimè, lascia il tempo che trova. Il grande interrogativo, che dovrebbe sollecitare tutti indistintamente, è: la Terra si salverà e in quali condizioni? 

È incoraggiante aver appreso che i capi di Stato e di governo del mondo, riuniti per la COP 26 a Glasgow, intendono prepotentemente riportare i loro paesi ad essere leaders nella lotta ai cambiamenti climatici. Nei giorni del nuovo drammatico rapporto shock dell’ONU, il Presidente USA ha inviato un chiaro monito a Paesi come la Cina e l’India: “Non possiamo più aspettare, i segnali sono inequivocabili. La scienza è incontrovertibile e i costi del non agire continuano a crescere”. Un appello che arriva anche all’Europa, con tutti i governi compatti nel ribadire che non c’è più tempo da perdere per salvare il Pianeta. “Basta ritardi! Servono azioni ambiziose ed immediate. E tutti i paesi, soprattutto le principali economie, devono fare la loro parte; devono fare tutto ciò che è essenziale per invertire decisamente la rotta in questo cruciale decennio”.

Si impone oggi, in un contesto non solo ecclesiale, un riesame critico di come la cultura attuale ha affrontato la modernità. Siamo tutti consapevoli che ci sono stati dei limiti interpretativi, che si è pensata la creazione troppo spesso come realtà senza la bellezza e la dignità di creatura di Dio, come comportamento pratico, quando si è trasformato l’uomo in un essere arrogante che mirava al dominio del mondo, della natura, della creazione. L’uomo, al contrario, non va pensato come il padrone del mondo in funzioni di dominio, ma come custode della creazione che partecipa al suo perfezionamento: quindi il nuovo dialogo tra creazione ed essere umano deve essere colto come la via maestra da seguire. Anche la Chiesa con i suoi numerosi interventi, in particolare in Caritas in Veritate di Papa Benedetto XVI, insiste sull’ispirazione che ha la bellezza del cosmo e chiede all’uomo un’apertura ad una nuova ecologia umana che miri a “rifare l’uomo” e a conciliare la creazione all’ambiente.

Altra grande questione è quella del rapporto tra etica e futuro. Ci troviamo in un preciso contesto storico: in questi ultimi decenni a livello globale si sente la necessità di uscire dalla crisi della modernità, di superarne i limiti di meccanicismo, di economicismo, di antropocentrismo, di utilitarismo, che sono stati innalzati ad una fragile egemonia, già carente di una radicata consistenza morale e culturale. Per dirla con le parole di uno dei grandi pensatori del secolo scorso, Henri Bergson, “appare con tutta evidenza l’esigenza di illuminare il cammino della tecnica e dei suoi processi con un supplemento d’anima”: un’esigenza quindi di primato etico-spirituale. Il cambiamento climatico e l’uso improprio del territorio rappresentano, al presente, un grave ed impegnativo problema per ognuno di noi. Investono la vita dell’intero pianeta. La terra e tutti i suoi ecosistemi costituiscono un dono prezioso che abbiamo ricevuto e che dev’essere trasmesso in modo corretto alle future generazioni. 

Di fronte alle sfide globali – economiche, ambientali o di ogni altro genere – siamo chiamati a vivere in modo da mostrare i valori del bene comune e il nostro rispetto verso la natura e verso tutto il Creato. In un mondo dotato di risorse naturali “non illimitate” dobbiamo promuovere uno stile di vita che prevenga (ecco il discorso della prevenzione nel suo senso più alto) ogni forma di spreco e di abuso verso la natura, che favorisca una doverosa e saggia amministrazione di tutte le risorse. Le problematiche discusse e le sfide da affrontare con gli effetti dei cambiamenti intervenuti non hanno a che fare solo con gli aspetti tecnici. Etica, cultura e religione sono elementi sostanziali di un franco stile di vita e devono essere tenuti in conto, se si vuole assicurare uno sviluppo umano integrale. Soltanto con un’ecologia realmente umana, che tenga conto dei diritti, ma anche delle responsabilità che abbiamo gli uni verso gli altri, si promuoverà un’integrale educazione ecologica. In questa prospettiva il tema centrale per il presente e il futuro è riuscire a fare in modo che l’umanità possa vivere in maniera dignitosa ed equa senza distruggere irrimediabilmente i sistemi naturali.

La drammaticità della situazione globale esige quindi una rinnovata alleanza tra scienza, tecnica, etica, arte e spiritualità per la costruzione di un progetto unitario del genere umano al fine di affrontare efficacemente la questione decisiva della propria sopravvivenza.

A fronte della sfida globale che oggi ci aspetta, il profilo etico che emerge è riassumibile in alcune parole sintetiche ma, al contempo, estremamente significative: vogliamo impegnarci non a dominare, ma a prenderci cura, migliorare, comprendere. Ebbene, qual è allora la nuova piattaforma di valori che tutti insieme dobbiamo costruire affinché ispiri e guidi la nostra presenza sul pianeta e quindi le nostre riflessioni anche dell’oggi? La concezione del pianeta come “la casa comune” dell’umanità, di cui noi umani siamo ospiti e non padroni o possessori come per secoli abbiamo pensato. Allora il ruolo dell’uomo qual è? Non più quello che i greci chiamavano l’uomo di prepotenza, bensì la misura, la sobrietà, nonché l’attenzione alla bellezza del creato, della mente e dello spirito che lo innalzano a custodia del creato; e allora l’abitare dell’uomo, il suo operare all’interno del mondo della tecnica si presenta e deve presentarsi sempre di più in modo non invasivo, che non spoglia e saccheggia i beni della natura, ma che si inserisce, piuttosto, nel ritmo della natura e della sua evoluzione in dialogo alla ricerca delle compatibilità necessarie. Ultimo, ma non per importanza, l’impegno a salvaguardare sistemi, biodiversità, beni naturali (acqua, aria, terra, foreste), beni di cultura e intelletto.

La Chiesa invoca quindi un’etica umana che coinvolga un nuovo rispetto verso la creazione e verso le forme di vita, contemporaneamente verso una nuova solidarietà per le popolazioni più indigenti con l’assunzione di responsabilità dell’uomo che metta al centro l’impegno di uno sviluppo sostenibile per le generazioni future. È una responsabilità etica, di cui tutti siamo attori e a cui nessuno può sottrarsi e che perciò comporta una riflessione sul comportamento operativo dell’uomo nell’ottica dell’obbligo di rispondere delle proprie azioni e di quelle di altri. Questa responsabilità appare la risposta più attrezzata per fronteggiare quel disagio della civiltà che è anche espressione di un’inadeguatezza del modo di pensare e delle pratiche di vita nei confronti delle sfide che l’attuale sviluppo economico del mondo c’impone.

don Francesco Poli

Novembre 2021

Novembre 2021

01 LUNEDÌSOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 – 18.30.
 ore 15.00 VESPRO E POI… AL CIMITERO
02 MARTEDÌCOMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI
 S. Messe: 8.00 – 10.00 – 20.00 (Solenne); ore 15.00 nel cimitero;
 Conferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Sala della comunità)
04 GiovedìGr. Animatori (ore 21.00 oratorio)
05 VenerdìAdorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
06 SabatoOre 16.00 – 18.00 in Chiesa: Confessioni adulti
07 DOMENICADOMENICA XXXII del TEMPO ORDINARIO Commemorazione IV Novembre
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 (con bambini e genitori) – 18.30
09 MartedìConferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Sala della comunità)
11 GiovedìAdorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
 Gr. Animatori (ore 21.00 oratorio)
07 GiovedìAdorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parrocchiale)
13 SabatoOre 16.00 – 18.00 in Chiesa: Confessioni adulti
14 DOMENICAXXXII del TEMPO ORDINARIO
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 ( con bambini e genitori) – 18.30
 Ore 18.00 oratorio Gruppi ADOLESCENTI (II – III media. Ore 19.15: I – II superiore)
 INCONTRO FIDANZATI – SPOSI 2022 (Chiesa parr. s. Messa ore 18.15. Poi in Sala parr.)
15 LunedìSCUOLA DI COMUNITÀ – catechesi adulti (in chiesa parr.: ore 8.30 e ore 17.30)
16 MartedìConferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Sala della comunità)
18 GiovedìAdorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
 Gr. Animatori (ore 21.00 oratorio)
19 VenerdìOggi esce il notiziario parrocchiale di Novembre
20 SabatoOre 16.00 – 18.00 in Chiesa: Confessioni adulti
21 DOMENICASOLENNITÀ DI CRISTO RE DELL’UNIVERSO
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 (con bambini e genitori) – 18.30
 INCONTRO FIDANZATI – SPOSI 2021 (Chiesa parr. s. Messa ore 18.15 – poi in Sala parrocchiale)
 INCONTRO GRUPPI ADO (Ado 2009 – 2008 dalle 18.00 alle 20.00; Ado 2007- 2006 dalle 19.00 alle 20.30)
22 LunedìSCUOLA DI COMUNITÀ – catechesi adulti (Chiesa parr.: ore 8.30 e ore 17.30)
23 MartedìConferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Casa della comunità)
25 GiovedìAdorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parrocchiale)
28 DOMENICAI di AVVENTO
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 – 18.30.
29 LunedìSCUOLA DI COMUNITÀ – catechesi adulti (Chiesa parr.: ore 8.30 e ore 17.30)
30 MartedìConferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Casa della comunità)

(NB. Questo calendario pastorale può subire modifiche. Riferirsi nel dettaglio al Foglio settimanale degli avvisi).

Ottobre 2021

COSE NUOVE?
LAVORO E DIGNITÀ

Una storia d’altri tempi: 15 maggio 1891, più di centotrent’anni fa. Questo  il traguardo dalla promulgazione della Rerum novarum di Leone XIII, la prima enciclica sociale sul lavoro. Il documento scatenò un terremoto, nel mondo operaio e nella stessa Chiesa, ponendo questioni inedite quali l’aggregazione sindacale dei lavoratori e, più ancora, il raggruppamento politico dei cattolici per partecipare alla vita pubblica dello Stato, segnalando sin dall’inizio la “smodata bramosia di cose nuove” (Rerum novarum exercitata cupiditus). Il papa apriva quindi al tema della questione operaia, ma con un pregiudizio negativo verso “le novità” e le sue proposte, tutto sommato prevedibili, erano composte dentro un ordine mondiale oramai al capolinea, anche se poi si apriranno a nuove profezie. Una stagione, quella, molto diversa della nostra: una storia d’altri tempi.

Oggi, la crisi pandemica ha dato l’avvio a molteplici “cose nuove” in un conteso globale di transizione ecologica, sociale, ecclesiale; ad esse noi tutti aderiamo convintamente e non le consideriamo affatto “rerum novarum exercitata cupiditus”, ovvero “smodata bramosia di cose”. Tutt’altro, in uno stile di sostenibilità e sobrietà, le “cose nuove” con le quali oggi  ci si confronta vengono assunte con responsabile consapevolezza per il bene futuro dell’umanità e della Terra. Il nuovo scenario globale che si va definendo, i cui i temi nodali fanno presagire il percorso che deve essere intrapreso, rimane tuttavia da verificare: alla luce del Vangelo la corrispondenza tra il modello e la realtà dei fatti, e chiederci se questo modello di sviluppo globale, che ha l’ambizione di delineare un “nuovo umanesimo planetario” sia evangelico: guardi cioè concretamente al bene dell’uomo e della Terra. Infatti è sempre più evidente che tra le priorità, oggi, quella del lavoro sembra essere al più marginale; ciò ci sollecita alla responsabilità di richiamarne la centralità oltre che l’urgenza. Segno distintivo del silenzio in relazione al lavoro  è l’indifferenza attorno  alla ricorrenza – quarant’anni – dell’enciclica sociale Laborem exercens di Giovanni Poalo II sul tema del lavoro umano.

Il lavoro umano è o non è una delle “cose nuove” che nel passato, come oggi e soprattutto domani, hanno ad essere prioritarie nell’agenda globale? La risposta affermativa dovrebbe nascere spontanea e, rileggendo enciclica di Giovanni Paolo II, evidente: “L’uomo, mediante il lavoro, deve procurarsi il pane quotidiano e contribuire al continuo progresso delle scienze e della tecnica, e soprattutto all’incessante elevazione  culturale e morale della società in cui vive in comunione con i propri fratelli (L.E. 1). I quarant’anni dalla divulgazione dell’Enciclica sono trascorsi senza lasciare traccia, senza riflettere ed imparare? La questione, ancora cruciale, è quella di recuperare la centralità del lavoro umano nella sua concretezza e, per noi cristiani, alla luce della prospettiva biblica che indica, sottolineandolo, nel lavoro una delle dimensioni fondamentali dell’esistenza umana. Certamente il lavoro, che continua ad avere una sua dimensione oggettiva, l’attività umana esercitata secondo modalità sempre mutevoli e nuove, ha comunque in sé anche una dimensione soggettiva, l’uomo rimane il soggetto del lavoro. La fonte della dignità del lavoro va ricercata in origine non nella sua dimensione oggettiva, quanto in quella soggettiva. E così è palese che il primo fondamento del valore del lavoro è l’uomo stesso; ne deriva che, nella costruzione di “cose nuove”, sia necessario prima di tutto la dignità del lavoratore, che non dipende dal lavoro che svolge, e si dovrà contrastare la visione materialistica ed economicistica che tratta il lavoro umano come merce; poi si dovrà riconoscere come fondamentale, tra le “cose nuove”, la prospettiva di non ridurre l’uomo a mero strumento della produzione. Qualsiasi lavoro umano, benché comporti sempre uno sforzo, è un bene per l’uomo, sia perché grazie ad esso egli trasforma la natura, sia anche perché esso diventa “umano”, nel senso che assicura la sussistenza e implementa la coesione sociale e il bene comune. La sfida del lavoro, a partire dai giovani, appare oggi una chiave di lettura per affrontare con successo il processo di transizione verso una società più equa, solidale e fraterna. Questo solo non considerando il lavoro in senso astratto, magari sostituendolo con un reddito universale, quanto piuttosto ritenendolo umano: necessario al riconoscimento della dignità umana, che rimane nel tempo, ieri come oggi e domani, la “cosa nuova” da attuare.

don Francesco Poli

Ottobre 2021

Ottobre 2021

02 SabatoAdorazione eucaristica (chiesa parr. 17.00 – 20.30 ) e Confessioni (chiesa parr. 17.00 – 18.30)
03 DOMENICAXXVII del TEMPO ORDINARIO Festa Madonna del Rosario
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 – 17.30 SOLENNE e processione
04 LunedìCatechesi in gruppi (ore 16.30 Oratorio) Consiglio Pastorale Parrocchiale (Casa della Comunità ore 20.45)
05 MartedìConferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Sala della comunità)
06 MercoledìCatechesi in gruppi (ore 16.30 Oratorio)
07 GiovedìAdorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parrocchiale)
08 VenerdìCatechesi in gruppi (ore 16.30 Oratorio)
10 DOMENICAXXVII del TEMPO ORDINARIO
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 – 18.30
12 MartedìConferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Sala della comunità)
14 GiovedìGruppo Biblico (ore 9.15 Oratorio) Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
15 VenerdìCatechesi in gruppi (ore 16.30 Oratorio)
17 DOMENICAXXVIII del TEMPO ORDINARIO GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 – 18.30
19 MartedìConferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Sala della comunità)
21 GiovedìAdorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
22 VenerdìCatechesi in gruppi (ore 16.30 Oratorio) Oggi esce il notiziario parrocchiale di Ottobre
24 DOMENICAXXIX del TEMPO ORDINARIO
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 (Cresime-ingresso solo familiari) – 11.30 (con bambini e genitori) – 18.30.
 ore 19.15 oratorio Gruppi ADOLESCENTI (III media; I – II superiore)
26 MartedìConferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Sala della comunità)
28 GiovedìAdorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parrocchiale)
 Gr. Animatori (ore 21.00 oratorio)
30 SabatoOre 16.00 – 18.00 in Chiesa: Confessioni adulti
31 DOMENICADOMENICA XXXI del TEMPO ORDINARIO
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 (con i bambini e i genitori) – 18.30.
 Ore 18.00 oratorio Gruppi ADOLESCENTI (II – III media. Ore 19.15: I – II superiore)
Settembre 2021

SIGNORE, mostrami il TUO VOLTO

“Gli rispose Gesù: «In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». (Gv. 3, 3)

“L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante.” Cesare Pavese

Questa fase storica, fase di transizione ecologica, sociale ed ecclesiale, fase di etica ambientale sostenibile, solleva alcuni non secondari interrogativi. Uno di essi è inerente alla questione della ripartenza, o della rinascita. Questa è ritenuta da qualcuno non altro che la necessità di incominciare a rimettere a posto le cose, cioè strutturare, valutando e tutelando, il nostro ecosistema. Ora, alla luce di questa esigenza, nasce pronta la domanda: È tempo di mettere a posto le cose, o non piuttosto, innanzitutto, di comprenderle? Una questione cruciale, anche per la fede. Ciò che si è vissuto in questi mesi di pandemia con il carico di sofferenze e di lutti, ha aperto all’umanità un nuovo scenario globale in cui i temi nodali, oltre a far presagire il cammino da compiere, sollecitano un dinamismo di crescita verso un “nuovo umanesimo planetario”. 

Uno scenario in cui si intrecciano luci e ombre. Le luci sono irradiate dalla presenza nelle società di luoghi e persone che evidenziano una tensione verso i beni comuni, i valori della convivenza civile in una prospettiva multietnica e multireligiosa, nel rispetto della verità dell’umano e della Terra. Si pensi alle Istituzioni, associazioni e movimenti, laici ed ecclesiali, alle scuole, ai centri culturali, al mondo del lavoro e dell’imprenditoria, alle iniziative di carità, solidarietà e volontariato, anche giovanile. Le ombre, che talvolta prevalgono sulle luci, senza tuttavia spegnerle, sono costituite dall’indifferenza, dal disimpegno civile e religioso, dalla corruzione e dall’affarismo… Questo scenario, che la pandemia ci ha ancor più palesato consegnandocelo, suscita interrogativi sul presente e sul futuro sia delle società civili sia di quelle ecclesiali.

L’approvazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che mette a disposizione ragguardevoli risorse economiche, la voglia di superare e di dimenticare la drammatica vicenda del Coronavirus che ci ha colpito, ci spingono, anche con una certa euforia, verso “un mondo nuovo”. Un mondo, come da più parti si sottolinea, green e digitale, il mondo delle opportunità per tutti, nel quale, almeno così si sostiene, “nessuno sarà lasciato solo”. Un mondo che tutti ci auguriamo che si realizzi, ma non ad ogni costo. In questo passaggio epocale che l’umanità sta vivendo, il cristiano guarda lo scenario globale che si va definendo e, non volendovi aderire supinamente, cioè senza porre interrogativi seri sul presente e sul futuro, si trova come un frangiflutto verso il quale si infrange l’ondata d’ottimismo a prescindere, ritagliando così al Vangelo quello spazio profetico caratteristico del credente che viene consegnato a coloro che determinano il nuovo assetto globale. Come scriveva Cesare Pavese: “L’unica gioia al mondo è incominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante”. Noi cristiani sappiamo che l’unico vero modo per incominciare è aprire spazi di contemplazione del Mistero. Partiamo dunque dalla contemplazione del Signore per interrogarci sulla situazione attuale, con speranza, senza trascurarne i problemi. Non ci seduce, infatti, la prospettiva ingenua che di fronte alle grandi sfide di questa stagione epocale possa esserci quasi una formula magica. Lo scriveva Giovanni Paolo II: “No, non una formula ci salverà, ma una Persona, e la certezza che essa ci infonde: Io sono con voi!” (MMI). Da qui, ciò che ci aspetta non sarà in prima battuta “mettere a posto le cose”, quanto comprenderle e agire non tanto con la preoccupazione di dare attuazione puntuale a programmi definiti, quanto piuttosto proseguire il cammino da compiere insieme come una crescita verso la maturità umana e cristiana.

don Francesco Poli