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Aprile 2020

Il Bollettino Parrocchiale

Il numero di Marzo-Aprile 2020 del Bollettino Parrocchiale è disponibile in formato elettronico nella pagina Il Bollettino Parrocchiale.

Aprile 2020

Tempo della prova
Luce dal Risorto

Mai, come in questi giorni, la storia dell’umanità ci appare nella sua fugacità, come giunta al suo ultimo tempo. Il tempo in cui, per il credente, la storia umana si apre alla manifestazione definitiva del Regno di Dio. Regno nella sua realtà di Mistero il quale si svela a noi nella quotidianità dei piccoli gesti solidali: dare da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, vestire gli ignudi…  (Mt. 25, 31 seg,). Un Mistero di carità e di cura reciproca nell’autenticità dell’Amore. Una prospettiva che allo sguardo dell’uomo contemporaneo appare oltremodo utopistica, considerando la realtà contingente: per motivi sanitari siamo impossibilitati alla vicinanza fisica; nonché la circostanza, peraltro evidente, che la storia dell’umanità è costellata in maniera pervasiva di crudeltà e violenze.

Allora, come vivere questo “ultimo tempo” della Storia alla luce dell’Evento Pasquale? La risposta la possiamo trovare guardando a Cristo Risorto, al Suo manifestarsi definitivo nelle vicende dell’umanità. La Sua Pasqua si compirà attraverso il realizzarsi di due tempi, di cui il nostro è il primo: quello del Mistero nascosto da secoli. Il secondo, poi, quello definitivo: sta oltre la conclusione della storia umana e ne costituisce il punto di riferimento. “Non ci sarà più la morte, né lutto, né affanno, perché le cose di prima sono passate” (Ap. 21,4). 

La drammatica esperienza di isolamento sanitaria vissuta da tutti noi in questi mesi, può aiutarci a riconsiderare il valore unico in cui percepire questo “tempo ultimo”: riscoprire il dono della vita come un dono per gli altri. Vivere l’oggi con lo sguardo al futuro, là dove sta il traguardo finale: il tempo definitivo, oltre l’ultimo tempo, quello della storia dell’umanità. È lì che sta la pienezza della vita, la nostra incondizionata, totale partecipazione come umanità – cosmo alla vita stessa di Dio Carità.

Nell’incontro con il Risorto sperimentiamo l’autentico, effettivo compimento del Regno di Dio che dalla Pasqua ha il suo inizio. Possiamo così riconoscere che gli eventi del quotidiano, positivi o negativi che siano, non sono mai un succedersi caotico di episodi senza rilevanza. I fatti della vita, come il progredire dell’umanità, vanno ricondotti ad un senso che valga la pena di ricercare e perseguire. Questo senso, agli occhi della fede, ha un volto: quello di Dio Padre. E proprio l’esperienza del Risorto ci permette di alimentare di intensa e assoluta coscienza il nostro vivere nella storia; alla Sua sequela, come discepoli, possiamo negli accadimenti quotidiani leggerne le ineluttabili conseguenze. Non si tratta di una illusoria quanto chimerica capacità di “leggere il futuro”, piuttosto della necessità di essere spiritualmente pronti per gli eventi che accadranno. Ciò richiede da parte nostra una triplice consapevolezza. In primo luogo, superare la superficialità con cui spesso affrontiamo la vita, che passa tra mille esperienze contingenti senza mai riflettere sul senso dell’insieme e sulla sua direzione. In secondo luogo, combattere e vincere le seduzioni dei sensi che ci tengono avvinghiati alle cose terrene che ci piacciono tanto, ma servono a poco. Infine capovolgere la prospettiva che ci fa porre al primo posto il raggiungimento e mantenimento del nostro benessere immediato e all’ultimo posto la qualità relazionale e spirituale della nostra esistenza. “Ma quando il Figlio dell’uomo tornerà troverà ancora fede sulla terra?” (Lc. 18,8). Il nostro oggi sottoposto alla prova ci apra gli occhi per ricominciare a vedere e sentire la storia umana alla Luce del Risorto.

don Francesco Poli

Febbraio 2020

ACCOGLIENZA E OSPITALITÀ: BRACCIA DELLA TESTIMONIANZA

È grazie alla perseveranza di papa Francesco, che quotidianamente ci richiama al nostro impegno evangelico nei confronti degli ultimi, se oggi la sensibilità dei cristiani verso le povertà esistenziali è cresciuta. Una crescita, questa, che non si manifesta solo in gesti di carità e di accoglienza, connaturali al nostro vivere evangelico, ma anche in una più vigile consapevolezza sia della ragione sia della fede. Sempre più, nella quotidianità, diventiamo consapevoli di come la “pratica dell’accoglienza” si accompagni all’impegno cristiano dell’ospitalità. Fede e ragione, sono esse le braccia che sostengono la nostra testimonianza caritatevole. È questo il modo in cui diamo linfa alle parole di papa Francesco: “Il mio pensiero va agli ultimi che ogni giorno gridano al Signore, chiedendo di essere liberati dai mali che li affliggono. Sono gli ultimi ingannati e abbandonati a morire nel deserto; sono gli ultimi torturati, abusati e violentati nei campi di detenzione; sono gli ultimi che sfidano le onde di un mare impietoso; sono gli ultimi lasciati in campi di un’accoglienza troppo lunga per essere chiamata temporanea. Essi sono solo alcuni degli ultimi che Gesù ci chiede di amare e rialzare”.

Oltre ogni retorica: nel nostro paese l’accoglienza di immigrati ha trovato negli ultimi anni una situazione di sostanziale stabilità con una crescita solo fisiologica, come mostra il recente Dossier sull’immigrazione in Italia. Nel 2018, ultimi dati statistici disponibili, la popolazione straniera in Italia ha avuto una crescita fisiologica del 2,2% arrivando a 5.255.500 residenti a fine anno e pari all’8,7% degli abitanti. Rispetto all’anno precedente (2017), al netto di 111.000 presenze, lo scarto è stato gran parte dovuto ai 65.000 bambini nati nell’anno da coppie straniere già presenti in Italia e non annoverabili quindi come “immigrati”. Inoltre i dati confermano per il 2018 il calo degli sbarchi in Italia – 80% pari a 23.370 sbarcati rispetto ai 119.310 del 2017.  Sbarchi ulteriormente crollati a 6.700 nei primi nove mesi dello scorso anno. 

Quanto sta avvenendo attorno alla cruciale e imprescindibile questione dell’immigrazione, ci porta a ripensare e ridurre a più modeste dimensioni l’impatto  emotivo riguardo al fenomeno “sbarchi”, per affrontare con più attenzione l’altro aspetto, quello dell’ospitalità e dell’integrazione. Aspetto, quest’ultimo spesso trascurato anche in ambiti diversi. Come ben noto, nel nostro Paese l’inserimento sociale degli immigrati si realizza tra “luci e ombre”. Ombre funeste sono certamente le azioni di esclusione e discriminazione che non solo disconoscono il carattere strutturale dell’immigrazione in Italia, ma attivano anche processi di disaffezione e di abbandono del nostro paese.  In realtà, il fenomeno migratorio  è parte dei processi di trasformazione della società globalizzata e che, se affrontato oltre che con spirito di carità, anche con competenza e lungimiranza, potrà manifestarsi come opportunità di sviluppo e di crescita per il “Sistema Pese”. Verosimilmente, in un futuro non troppo lontano, anche come conseguenza della crisi demografica che vede l’Italia fanalino di coda in Europa, è plausibile pensare che andremo noi alla ricerca di persone disposte ad immigrare in Italia. Ad oggi possiamo constatare positivamente che sono 2.233.00 gli immigrati comunitari (europei). Il 60% di questi ha un permesso di durata illimitata; dei restanti 40% con permesso a termine 3 su 4 lo hanno per motivi di lavoro o di famiglia. Inoltre dei 5.255.500 di stranieri 1,1 milioni è costituito da persone nate in Italia da genitori stranieri e quindi “stranieri” solo dal punto di vista giuridico. Oltre 531.000 di essi siedono sui banchi di scuola. Sono i 2/3 di tutti gli stranieri in età scolare. 

La crescita di sensibilità verso le varie forme di povertà trova la sua icona evangelica nel racconto lucano di Gesù ospite a casa di Marta e Maria. Le due sorelle che accolgono il Maestro in viaggio con i suoi discepoli, mostrano il volto che caratterizza ogni accoglienza in ottica evangelica: un’accoglienza che si fa ospitalità. In due modi diversi ma entrambi efficaci, le due sorelle mettono in pratica, a loro modo, un principio sempre valido. Marta, presa dalle ”molte cose da fare”, è il volto dell’ospitalità che si concretizza nell’agire immediato ed efficiente. Maria, elogiata da Gesù perché capace di stare dalla “parte migliore” è l’altro volto dell’ospitalità, quello di chi sa fermarsi per ascoltare e incontrare.

Comportandoci quotidianamente come Marta e Maria, sapremo praticare l’accoglienza ospitale. Questa nell’esercizio di un “buon governo” della città, non si darà mai solo nelle forme dell’efficienza e dell’efficacia di chi pensa di poter risolvere definitivamente il problema. Al modo di Marta per intenderci. Perché l’accoglienza ospitale richiede oggi una sempre maggiore capacità di incontro, di ascolto e di dialogo. Si tratta non di perseguire lo scopo di annullare la complessità della società, quanto di ospitarla.

don Francesco Poli

Febbraio 2020

Marzo 2020

01 DOMENICA I di QUARESIMA
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
02 Lunedì INCONTRO QUARESIMALE con gli adulti (in oratorio ore 20.30)
03 Martedì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Casa della comunità)
05 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15 Oratorio)
  Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
06 Venerdì VIA CRUCIS (ore 7.30 e 17.30)
08 DOMENICA II di QUARESIMA
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
09 Lunedì INCONTRO QUARESIMALE con gli adulti (in oratorio ore 20.30)
10 Martedì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Casa della comunità)
12 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15 Oratorio)
  Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
13 Venerdì VIA CRUCIS (ore 7.30 e 17.30)
15 DOMENICA III di QUARESIMA
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
  DOMENICA È FESTA
  genitori e fanciulli III ANNO – prima COMUNIONE (ore 14.45 Oratorio)
16 Lunedì INCONTRO QUARESIMALE con gli adulti (in oratorio ore 20.30)
17 Martedì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Casa della comunità)
19 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15 Oratorio)
  Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
20 Venerdì VIA CRUCIS (ore 7.30 e 17.30)
22 DOMENICA IV di QUARESIMA
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
  DOMENICA È FESTA
  genitori e ragazzi VI ANNO – CRESIMA (ore 14.45 Oratorio)
23 Lunedì INCONTRO QUARESIMALE con gli adulti (in oratorio ore 20.30)
24 Martedì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Casa della comunità)
26 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15 Oratorio)
  Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
27 Venerdì VIA CRUCIS (ore 7.30 e 17.30)
  Oggi esce il notiziario parrocchiale di marzo
29 DOMENICA V di QUARESIMA
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
Febbraio 2020

Febbraio 2020

01 SABATO Candelora
02 DOMENICA IV DEL TEMPO ORDINARIO
  FESTA DI S. GIOVANNI BOSCO – e Presentazione del Signore (Candelora)
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
  Presentazione dei fanciulli Messa di Prima comunione (ore 10.00 chiesa parr.)
  DOMENICA È FESTA (genitori e ragazzi III anno in oratorio ore 14.45)
03 Lunedì S. Biagio martire
  SCUOLA DI COMUNITÀ: catechesi adulti (in chiesa parr.: ore 8.35 e ore 17.30)
04 Martedì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Casa della comunità)
06 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15 Oratorio)
07 – 09 TRIDUO DEI MORTI (Programma a parte)
09 DOMENICA V DEL TEMPO ORDINARIO
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30 (Chiusura Triduo morti)
11 Martedì Festa della B. Vergine di Lourdes – Giornata dell’ammalato
  Conferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Casa della comunità)
13 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15 Oratorio)
  Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
16 DOMENICA VI DEL TEMPO ORDINARIO
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
18 Martedì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Casa della comunità)
13 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15 Oratorio)
  Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
21 Venerdì Oggi esce il notiziario parrocchiale di febbraio
23 DOMENICA VII DEL TEMPO ORDINARIO
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
25 Martedì Carnevale – Festa in oratorio
  Conferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Casa della comunità)
26 Mercoledì Le Ceneri
  Inizio Quaresima: S. Messe: 8.00 – 18.00 – 20.00
27 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15 Oratorio)
  Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
Gennaio 2020

EDUCARE È SEMINARE

Quanto i bambini chiedono di essere educati

Gennaio-2020

E ora, dopo aver celebrato la nascita di Gesù, è tempo di riflettere, partendo dal bambino di Nazareth, su quell’età incantevole che è l’infanzia. I Vangeli non trattano l’argomento, c’è solo il cenno a Gesù che cresceva “in età, sapienza e grazia, davanti a Dio e agli uomini”: è emozionante leggere, nell’umanità di questo bambino straordinario, il vissuto di ogni bambino.

Mi soccorrono alcune interessanti, recenti, pubblicazioni in materia, la mia esperienza di educatore e il mio attingere a studi e a lavori di illustri pedagogisti, tra cui Piaget. Il Novecento è stato un secolo straordinario perché ci ha consentito di scoprire e valorizzare l’infanzia, non considerandola più, come si riteneva comunemente in precedenza, un “tempo inutile”, da vivere il più rapidamente possibile, in attesa, poi, di diventare adulti. Era, infatti, comune ritenere che il compito principale dell’esistenza umana fosse quello di superare l’età infantile. Il ribaltamento di questa ottica adultomorfa del bambino ci ha convinti, giustamente, che il bambino non è da considerarsi come un “adulto difettoso”, ma piuttosto un essere che, relazionandosi al proprio ambiente in modo attivo e ricettivo, agisce sul mondo sviluppando la propria intelligenza all’interno dell’arco della sua vita. L’età infantile ha la sua dignità, la sua ragion d’essere e il suo valore: è in embrione l’adulto che un domani sarà, plasmato nell’oggi della sua infanzia. Ciò rende evidente, se ancora ce ne fosse bisogno, come il compito educativo, quello preminente dei genitori nonché degli altri soggetti educanti, in particolare la scuola, attraverso gli insegnanti, e la chiesa con i religiosi e laici, debba essere accompagnato da grande cura e professionalità. Sono questi, oggi, per noi adulti ed educatori il compito e la sfida prioritaria, purtroppo facilmente disattesi, che ci interpellano su senso di responsabilità e dedizione. Un compito, quello educativo, che prima ancora di essere interpretato in modo nuovo, dovrà essere custodito e interiorizzato. Proprio come la Madre del Bambino: Lei “Custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore”.

Contestualmente, parlando di bambini, non si può non riflettere su come oggi, nella società occidentale, e nello specifico in Italia, si assista al crollo della natalità come pure alla flessione dell’indice di gradimento dei piccoli. Come è noto in Europa il numero medio dei figli per donna è in continuo declino e la maglia nera spetta all’Italia con un tasso medio di fecondità pari a 1,50. Sempre in Europa negli ultimi cinquant’anni si è verificato una riduzione di bambini pari al 40%. Le cause sono molteplici, non ultime – oltre al “costo economico” di un figlio – la responsabilità educativa percepita sempre più impegnativa e una diffusa “insofferenza” degli adulti nei confronti dei bambini. Bambini che oggi (ma solo oggi?) spesso pretendono, fanno capricci, non stanno mai fermi… E genitori che sono sempre più in affanno, sgridano, minacciano ritorsioni… che poi quasi mai applicano. In questo clima vagamente surreale avviene che “l’altro”, sia esso il bambino di turno come pure il genitore o il vicino di casa, appaia sempre più antipatico e fastidioso. Insomma nonostante la scoperta di nuovi e apprezzati modelli educativi ci si allontana dal metterli in pratica, rinunciando così, come genitori, ad esprimere, nei confronti di chi è il futuro della nostra società, la generosità educativa: donarsi e darsi al bambino perché cresca e diventi capace di affrontare il mondo con autonomia e interesse per gli altri. I genitori che oggi sono distanti dal praticare questa attenzione come forma più alta di generosità, modellano invece l’azione educativa sulla vigilanza e il controllo. Prevale infatti spesso la preoccupazione, se non addirittura la paura di pericoli e ciò “fa male al bambino”: “Stai attento, non fare questo, non fare quello…”. Paura che sta contagiando anche gli educatori e i sacerdoti, che non vogliono essere ritenuti semplici “sorveglianti”. Questi, e sono la maggioranza, rimangono convinti che l’azione educativa nel suo aspetto più alto sia rivolta al bambino integrale, capace con la sua intelligenza e sensibilità di sperimentare la generosità e mostrarsi, a sua volta, generoso. La generosità! È essa l’elemento di continuità ideale tra il Bambino di Betlemme e tutti i bambini. Generosità: donare, rinunciare alla pretesa di essere un re, il Re. Per Gesù tutto ciò ci appare evidente nella fede: egli riconosce la presenza del Padre e assume una coscienza di Figlio che si fa dono agli altri e vive la sua vita, in libera obbedienza. E questa evidenza dovremmo vederla anche in ogni bambino.

Nasce spontanea la domanda: qual è il senso di educare un bambino? Educare significa etimologicamente “tirare fuori”, muovere da uno stato di contingenza verso una direzione che riteniamo sia crescita. Ciò coinvolge l’educatore che deve avere una direzione e un obiettivo e il bambino che “paga il prezzo” di questo movimento di crescita. In che cosa consista il “prezzo da pagare” lo conosce bene il bambino che, istintivamente, si rifiuta: è il “prezzo” dell’accettazione del limite. Cioè della decisione sempre dolorosa che il bambino rinunci a fare solo quello che gli piace. Anche i genitori hanno un “prezzo da pagare” nel loro compito educativo: quello di rinunciare alla pretesa di volere il figlio tutto per sé. I Figli non ci appartengono. Questo prezzo da pagare significa, concretamente, agire secondo codici morali tramite i quali il bambino possa riconoscere ciò che è giusto o sbagliato, opportuno o inopportuno, possibile o meno. Codici morali di comportamento che dovranno prima essere vissuti dagli adulti e poi esemplificati ai bambini, così che si crei e si rafforzi un legame di reciproca fiducia. Solo in questo contesto il bambino riuscirà a superare la pretesa tirannica di essere “bambino imperatore”, e accettare il limite, doloroso, di poter essere anche uno tra altri o addirittura separato, trascurato dagli adulti che egli stima. Conoscerà così la legge morale del vivere e la farà sua secondo la propria unicità.

Educare un bambino è come seminare. Il tempo della seminagione ci insegna a porre il tempo futuro davanti al tempo presente. Sull’esempio del Bambino di Nazareth che vive di Futuro crescendo in età, sapienza e bellezza verso Dio e gli uomini.

don Francesco Poli

Gennaio 2020

Gennaio 2020

01 MERCOLEDÌ CAPODANNO:
  S. MARIA MADRE DI DIO
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
05 DOMENICA II di NATALE
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
06 LUNEDÌ EPIFANIA DEL SIGNORE
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
08 Mercoledì Riprende la Catechesi in gruppi in Oratorio
10 Venerdì Riprende la Catechesi in gruppi in Oratorio
12 DOMENICA BATTESIMO DI GESÙ
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
16 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15)
  Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
17 Venerdì Oggi esce il notiziario parrocchiale di gennaio
19 DOMENICA II DEL TEMPO ORDINARIO
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
20 Lunedì SCUOLA DI COMUNITÀ: catechesi adulti (in chiesa parr.: ore 8.35 e ore 17.30)
  S. Messe orario Festivo:
DAL 26 GENNAIO: FESTE IN OCCASIONE DEL RICORDO DI S. GIOVANNI BOSCOPATRONO E PROTETTORE DELL’ORATORIO (Fino al 02 febbraio p.v. con programma parte)
26 DOMENICA IIII DEL TEMPO ORDINARIO
  SETTIMANA S GIOVANNI BOSCO corteo con la statua del Santo (ore 9.50 oratorio)
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
  PRESENTAZIONE RAGAZZI CRESIMA con PADRINI/MADRINE (ore 10.00 chiesa parr.)
  DOMENICA È FESTA (genitori e ragazzi VI anno in oratorio ore 14.45)
27 Lunedì SCUOLA DI COMUNITÀ: catechesi adulti (in chiesa parr.: ore 8.35 e ore 17.30)
28 Martedì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Casa della comunità)
30 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15 Oratorio)
  Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
Dicembre 2019

NATALE CON GESÙ

Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro? Una domanda antica, secolare, risalente ai tempi di Gesù, e forse anche a prima. È esattamente proprio questo l’interrogativo che sembra riassumere in modo idoneo la questione che interessa da sempre ognuno di noi: chi riempirà la mia attesa. Sei Tu? Interrogativo che, all’alba di questo Natale, ancora ci affascina. Gesù, sei davvero Tu che vieni a riempire il vuoto della mia attesa? Ma chi sei Tu? Sei Mito o Presenza? I miti del passato resistono nel tempo, anzi sembra che allunghino le loro ombre misteriose anche su di noi, suggestioni vive, in un oggi tempo del digitale e della genetica. Sembra riaffiorare vigorosamente, nella nostra cultura, l’antico mito di Igea: il mondo della natura come realtà benevola, inviolabile in quanto in possesso di un’intrinseca sapienza che l’uomo non può alterare.  Ma anche il mito di Asclepio, divinità medica, in cui gli uomini proiettano la loro propensione a modificare la natura e a correggere quelle che considerano anomalie. Un’oscillazione tra Gaia, la terra benefica e materna, e Prometeo, l’eroe che strappa alla natura i suoi segreti per plasmarli a favore degli umani. Miti che nella nostra epoca assumono la forma quasi di una stella, tutta tecnologica, che ispira la scienza e in particolare le scienze biomediche nel modificare gli organismi viventi, uomo compreso, apportando possibili alterazioni di tipo “migliorativo”.

«Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?». Questo Natale, nella cultura occidentale, si pone sotto il segno dell’ultimo uomo, come prefigurato più di un secolo fa da Nietzsche. Il mondo dell’ultimo uomo appare oggi sempre più come un mondo virtuale, nel quale l’uomo, alla realtà oggettiva, preferisce la sua rappresentazione, escludendo che ci sia un accesso a una qualche verità delle cose. La tecnica e la scienza ormai gli permettono di produrre un mondo coerente di rappresentazioni secondo il suo desiderio, il suo capriccio. Al tempo dell’ultimo uomo non c’è un’autentica trascendenza: l’apertura verso un Tu che mi sta di fronte. L’altro potrebbe anche essere simulato. Nella simulazione dell’altro ciò che veramente conta è quanto essa sia perfetta. L’illusione perfetta è meglio della realtà imperfetta. Qualcosa come i legami che durano per tutta la via è per l’ultimo uomo un’assurdità. Perché mai promettere, se lo stato d’animo o le condizioni un domani cambiano? Per l’ultimo uomo non esiste trascendenza, né verso l’atro, ne verso il futuro poiché non posso sapere se domani mi sentirò ancora di fare ciò che faccio oggi. L’ultimo uomo cerca un amore senza conseguenze, preferisce un’esistenza da single. L’ultimo uomo ha abolito la parola gioia, troppo seria, le preferisce la parola piacere. Infine l’ultimo uomo vuole che lo si aiuti a morire se la bilancia della vita pesa in senso negativo; egli vuole stabilire il suo potere nascondendosi dietro la scienza e la tecnologia. Questo modello di uomo è quanto propone la nostra cultura e appare, ai più, ricco di fascino e meritevole di plauso. Ma è veramente questo l’uomo che attendevamo, il Messia che darà compimento alle attese umane?

«Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?». In questo Natale, noi credenti non vogliamo che si affermi l’ultimo uomo; vogliamo piuttosto attenderne un Uomo nuovo: Gesù di Nazareth, Dio con noi. L’Inaspettato, che non si propone con un Trono di potenza, ma si rivela povero in una stalla, a semplici pastori. Colui che viene in questo Natale, evocato come Natale 4.0, è in realtà sempre lo stesso: il Dio che ci sorprende, Colui che scombussola i nostri progetti, il Dio Altro, rispetto alle nostre aspettative e al desiderio di potenza. Egli ci chiede una fede umile e fiduciosa, Egli, Presenza piccola, ci chiede di imitarlo, facendoci noi pure piccoli, capaci di dare spazio a Lui nella nostra vita, sapendo cosi dare spazio agli altri.

Il cammino cristiano che porta e parte da Betlemme è diametralmente opposto al modello di vita incarnato dalla cultura dell’Ultimo uomo. Questo cammino muove dall’unica domanda rilevante, essenziale per l’uomo: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?». Il Natale generi in noi la forza di strapparci dalla cultura mortifera dell’ultimo uomo, per lasciarci incontrare da Gesù, l’Uomo nuovo, che ci fa uomini della gratitudine e dell’amore.                   

don Francesco Poli

Dicembre 2019

Dicembre 2019

01 DOMENICA I di AVVENTO
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
02 Lunedì Prepariamo il Natale: CON MARIA, ACCOGLIAMO GESÙ (Chiesa parr. ore 20.30)
03 Martedì SCUOLA DI COMUNITÀ – catechesi adulti (in chiesa parrocchiale: ore 8.35 e ore 17.30)
  Conferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Casa della comunità)
05 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15)
  Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa Chiesa parr.)
07 Sabato CONFESSIONE ADULTI (Chiesa parr. ore 16.00 – 19.00)
  ADORAZIONE EUCARISTICA ore 19.00
  S. Messa festiva (ore 20.00)
08 DOMENICA IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
09 Lunedì Prepariamo il Natale: CON MARIA, ACCOGLIAMO GESÙ (Chiesa parr. ore 20.30)
10 Martedì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.45 Casa della comunità)
12 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15)
  Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
15 DOMENICA III di AVVENTO FESTA DEL DONO
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
16 Lunedì Prepariamo il Natale: CON MARIA, ACCOGLIAMO GESÙ (Chiesa parr. ore 20.30)
17 Martedì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.45 Casa della comunità)
19 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15)
  Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
20 Venerdì Oggi esce il notiziario parrocchiale di Novembre
22 DOMENICA IV di AVVENTO.
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
  PREGHIERA E FESTA GRUPPI ADOLESCENTI (pomeriggio – sera)
23 Lunedì Ore 9.30 – 11.30 e 16.00 – 18.00 CONFESSIONI
  Ore 20.30 Chiesa Parrocchiale: CELEBRAZIONE DEL PERDONO (Confessioni per i genitori ragazzi dei gruppi catechesi e adulti
24 Martedìì Ore 9.30 – 11.30 e 15.00 – 18.30 CONFESSIONI
  Ore 23.30 Chiesa parrocchiale – VEGLIA DI NATALE animata dagli Adolescenti dell’oratorio.
  Ore 24.00 S. MESSA DI NATALE
25 MERCOLEDÌ S. NATALE
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
  Ore 18.00 Vespro di Natale
26 Giovedì S. STEFANO martire
  S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – (Non alle 11,30!) – 18.30
29 DOMENICA Sacra Famiglia di Nazareth
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
  Ore 17.00 ELEVAZIONE MUSICALE – Chiesa parrocchiale
31 Martedì MESSA FESTIVA CAPODANNO 2020 e TE DEUM di ringraziamento
  Ore 18.30 in chiesa parr.

(NB. Questo calendario pastorale può subire modifiche. Riferirsi nel dettaglio al Foglio settimanale degli avvisi).

Novembre 2019

Schiavi o liberi?

Il messaggio che Euphoria, la nuova serie targata HBO in onda su Sky Atlantic, comunica, racconta al suo pubblico con realismo disarmante è lo sbandamento di un’intera generazione di adolescenti americani alla ricerca della propria individualità. I protagonisti, tutti al di sotto dei 20 anni, non sono in realtà degli sbandati, piuttosto degli smarriti: senza identità, persi in quella dimensione che oggi è definita “gender”, perennemente indistinti, sfuggenti e incerti, se non confusi. Non sognatori, ma piuttosto tormentati, assillati dall’idea che esistano rispetto alla desolazione del reale prospettive più allettanti.

Ragazzi e ragazze che si aggirano, puntata dopo puntata, in cerca di dosi varie: di droga, di sesso, di attenzione, di affetto, di popolarità… Che consumano, ma che, ne hanno la consapevolezza, non basterà, perché nulla di ciò che ottengono è realmente quanto cercano. Il sesso non è divertente, funziona solo come moneta di scambio, per avere un avanzamento sociale, come avviene a Kat; per autodeterminarsi, come fa Nate, o per esistere agli occhi degli altri, come avviene a Jules, pronta a farsi stuprare pur di sentirsi importante.

La droga, raccontata prevalentemente da Rue, è spogliata di ogni fascino e assume un ruolo anestetico, una pausa tra un dolore e l’altro. I ruoli sociali sono massacranti, divorano energie che non si rinnovano. E quando tutto manca, quando i mezzi per trasgredire non ci sono, quando non “fai”, allora filmi ciò che fanno gli altri, per rubare un riflesso che ti metta in luce. A dispetto del titolo, i ragazzi di Euphoria non sorridono mai. Tutti vogliono una cosa sola: rimanere slegati, liberi – dicono – da ogni vincolo o condizionamento. Assecondare l’ideologia dominante, quella per cui si può essere qualsiasi cosa, così da scavalcare l’ansia, quello smarrimento tangibile, reale, continuo e trovare, se non una soluzione, almeno un momento di quiete. Placarsi, tacitare una sofferenza di cui sembrano intrisi e a cui cercano disperatamente di abituarsi. Sono così, autonomi, senza legami che, malauguratamente, sono percepiti come costrizioni.

Una visione, questa, che si va diffondendo velocemente e che ci pare non priva di problemi. Una sfida anche per la nostra società tutta che, come credenti, ci chiama ad una riflessione sul tema dei legami che costituiscono una tappa importante per la formazione personale. Un’intuizione di Aristotele ci può illuminare. Egli riteneva schiavo colui che non ha legami, che cioè non ha una sua collocazione, che si può utilizzare dappertutto e in diversi modi. L’uomo libero, invece è colui che ha molti legami e molti obblighi verso il contesto sociale, urbano/territoriale e se stesso. Paradossalmente, come ci mostra Euphoria, la nostra società persegue un ideale di libertà che assomiglia alla condizione dello schiavo. Eccoci al punto: la nostra società avalla l’idea che tutto sia possibile, che la libertà sia strettamente legata al dominio; fare di tutto per vincere il destino.

Al contrario,  per noi cristiani, non si tratta di vincere il destino, quanto piuttosto di vivere nel segno della Provvidenza. Essa, che è da preferire al destino: è un insieme di storie e di desideri che si incrociano e si intrecciano, determinando ogni singolarità: la persona; è un tessuto creato coi legami che sviluppiamo liberamente. Siamo creature costituite da un’identità originaria, divina e da un’identità storica da riconoscere, definire e alimentare con i legami e l’apertura al mondo. Concordiamo con l’apostolo Paolo: sono incatenato alla mia libertà. Una libertà vera, che si costruisce attraverso legami.

don Francesco Poli