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Gennaio 2020

EDUCARE È SEMINARE

Quanto i bambini chiedono di essere educati

Gennaio-2020

E ora, dopo aver celebrato la nascita di Gesù, è tempo di riflettere, partendo dal bambino di Nazareth, su quell’età incantevole che è l’infanzia. I Vangeli non trattano l’argomento, c’è solo il cenno a Gesù che cresceva “in età, sapienza e grazia, davanti a Dio e agli uomini”: è emozionante leggere, nell’umanità di questo bambino straordinario, il vissuto di ogni bambino.

Mi soccorrono alcune interessanti, recenti, pubblicazioni in materia, la mia esperienza di educatore e il mio attingere a studi e a lavori di illustri pedagogisti, tra cui Piaget. Il Novecento è stato un secolo straordinario perché ci ha consentito di scoprire e valorizzare l’infanzia, non considerandola più, come si riteneva comunemente in precedenza, un “tempo inutile”, da vivere il più rapidamente possibile, in attesa, poi, di diventare adulti. Era, infatti, comune ritenere che il compito principale dell’esistenza umana fosse quello di superare l’età infantile. Il ribaltamento di questa ottica adultomorfa del bambino ci ha convinti, giustamente, che il bambino non è da considerarsi come un “adulto difettoso”, ma piuttosto un essere che, relazionandosi al proprio ambiente in modo attivo e ricettivo, agisce sul mondo sviluppando la propria intelligenza all’interno dell’arco della sua vita. L’età infantile ha la sua dignità, la sua ragion d’essere e il suo valore: è in embrione l’adulto che un domani sarà, plasmato nell’oggi della sua infanzia. Ciò rende evidente, se ancora ce ne fosse bisogno, come il compito educativo, quello preminente dei genitori nonché degli altri soggetti educanti, in particolare la scuola, attraverso gli insegnanti, e la chiesa con i religiosi e laici, debba essere accompagnato da grande cura e professionalità. Sono questi, oggi, per noi adulti ed educatori il compito e la sfida prioritaria, purtroppo facilmente disattesi, che ci interpellano su senso di responsabilità e dedizione. Un compito, quello educativo, che prima ancora di essere interpretato in modo nuovo, dovrà essere custodito e interiorizzato. Proprio come la Madre del Bambino: Lei “Custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore”.

Contestualmente, parlando di bambini, non si può non riflettere su come oggi, nella società occidentale, e nello specifico in Italia, si assista al crollo della natalità come pure alla flessione dell’indice di gradimento dei piccoli. Come è noto in Europa il numero medio dei figli per donna è in continuo declino e la maglia nera spetta all’Italia con un tasso medio di fecondità pari a 1,50. Sempre in Europa negli ultimi cinquant’anni si è verificato una riduzione di bambini pari al 40%. Le cause sono molteplici, non ultime – oltre al “costo economico” di un figlio – la responsabilità educativa percepita sempre più impegnativa e una diffusa “insofferenza” degli adulti nei confronti dei bambini. Bambini che oggi (ma solo oggi?) spesso pretendono, fanno capricci, non stanno mai fermi… E genitori che sono sempre più in affanno, sgridano, minacciano ritorsioni… che poi quasi mai applicano. In questo clima vagamente surreale avviene che “l’altro”, sia esso il bambino di turno come pure il genitore o il vicino di casa, appaia sempre più antipatico e fastidioso. Insomma nonostante la scoperta di nuovi e apprezzati modelli educativi ci si allontana dal metterli in pratica, rinunciando così, come genitori, ad esprimere, nei confronti di chi è il futuro della nostra società, la generosità educativa: donarsi e darsi al bambino perché cresca e diventi capace di affrontare il mondo con autonomia e interesse per gli altri. I genitori che oggi sono distanti dal praticare questa attenzione come forma più alta di generosità, modellano invece l’azione educativa sulla vigilanza e il controllo. Prevale infatti spesso la preoccupazione, se non addirittura la paura di pericoli e ciò “fa male al bambino”: “Stai attento, non fare questo, non fare quello…”. Paura che sta contagiando anche gli educatori e i sacerdoti, che non vogliono essere ritenuti semplici “sorveglianti”. Questi, e sono la maggioranza, rimangono convinti che l’azione educativa nel suo aspetto più alto sia rivolta al bambino integrale, capace con la sua intelligenza e sensibilità di sperimentare la generosità e mostrarsi, a sua volta, generoso. La generosità! È essa l’elemento di continuità ideale tra il Bambino di Betlemme e tutti i bambini. Generosità: donare, rinunciare alla pretesa di essere un re, il Re. Per Gesù tutto ciò ci appare evidente nella fede: egli riconosce la presenza del Padre e assume una coscienza di Figlio che si fa dono agli altri e vive la sua vita, in libera obbedienza. E questa evidenza dovremmo vederla anche in ogni bambino.

Nasce spontanea la domanda: qual è il senso di educare un bambino? Educare significa etimologicamente “tirare fuori”, muovere da uno stato di contingenza verso una direzione che riteniamo sia crescita. Ciò coinvolge l’educatore che deve avere una direzione e un obiettivo e il bambino che “paga il prezzo” di questo movimento di crescita. In che cosa consista il “prezzo da pagare” lo conosce bene il bambino che, istintivamente, si rifiuta: è il “prezzo” dell’accettazione del limite. Cioè della decisione sempre dolorosa che il bambino rinunci a fare solo quello che gli piace. Anche i genitori hanno un “prezzo da pagare” nel loro compito educativo: quello di rinunciare alla pretesa di volere il figlio tutto per sé. I Figli non ci appartengono. Questo prezzo da pagare significa, concretamente, agire secondo codici morali tramite i quali il bambino possa riconoscere ciò che è giusto o sbagliato, opportuno o inopportuno, possibile o meno. Codici morali di comportamento che dovranno prima essere vissuti dagli adulti e poi esemplificati ai bambini, così che si crei e si rafforzi un legame di reciproca fiducia. Solo in questo contesto il bambino riuscirà a superare la pretesa tirannica di essere “bambino imperatore”, e accettare il limite, doloroso, di poter essere anche uno tra altri o addirittura separato, trascurato dagli adulti che egli stima. Conoscerà così la legge morale del vivere e la farà sua secondo la propria unicità.

Educare un bambino è come seminare. Il tempo della seminagione ci insegna a porre il tempo futuro davanti al tempo presente. Sull’esempio del Bambino di Nazareth che vive di Futuro crescendo in età, sapienza e bellezza verso Dio e gli uomini.

don Francesco Poli

Gennaio 2020

Febbraio 2020

01 SABATO Candelora
02 DOMENICA IV DEL TEMPO ORDINARIO
  FESTA DI S. GIOVANNI BOSCO – e Presentazione del Signore (Candelora)
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
  Presentazione dei fanciulli Messa di Prima comunione (ore 10.00 chiesa parr.)
  DOMENICA È FESTA (genitori e ragazzi III anno in oratorio ore 14.45)
03 Lunedì S. Biagio martire
  SCUOLA DI COMUNITÀ: catechesi adulti (in chiesa parr.: ore 8.35 e ore 17.30)
04 Martedì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Casa della comunità)
06 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15 Oratorio)
07 – 09 TRIDUO DEI MORTI (Programma a parte)
09 DOMENICA V DEL TEMPO ORDINARIO
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30 (Chiusura Triduo morti)
11 Martedì Festa della B. Vergine di Lourdes – Giornata dell’ammalato
  Conferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Casa della comunità)
13 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15 Oratorio)
  Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
16 DOMENICA VI DEL TEMPO ORDINARIO
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
18 Martedì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Casa della comunità)
13 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15 Oratorio)
  Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
21 Venerdì Oggi esce il notiziario parrocchiale di febbraio
23 DOMENICA VII DEL TEMPO ORDINARIO
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
Gennaio 2020

Gennaio 2020

01 MERCOLEDÌ CAPODANNO:
  S. MARIA MADRE DI DIO
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
05 DOMENICA II di NATALE
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
06 LUNEDÌ EPIFANIA DEL SIGNORE
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
08 Mercoledì Riprende la Catechesi in gruppi in Oratorio
10 Venerdì Riprende la Catechesi in gruppi in Oratorio
12 DOMENICA BATTESIMO DI GESÙ
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
16 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15)
  Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
17 Venerdì Oggi esce il notiziario parrocchiale di gennaio
19 DOMENICA II DEL TEMPO ORDINARIO
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
20 Lunedì SCUOLA DI COMUNITÀ: catechesi adulti (in chiesa parr.: ore 8.35 e ore 17.30)
  S. Messe orario Festivo:
DAL 26 GENNAIO: FESTE IN OCCASIONE DEL RICORDO DI S. GIOVANNI BOSCOPATRONO E PROTETTORE DELL’ORATORIO (Fino al 02 febbraio p.v. con programma parte)
26 DOMENICA IIII DEL TEMPO ORDINARIO
  SETTIMANA S GIOVANNI BOSCO corteo con la statua del Santo (ore 9.50 oratorio)
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
  PRESENTAZIONE RAGAZZI CRESIMA con PADRINI/MADRINE (ore 10.00 chiesa parr.)
  DOMENICA È FESTA (genitori e ragazzi VI anno in oratorio ore 14.45)
27 Lunedì SCUOLA DI COMUNITÀ: catechesi adulti (in chiesa parr.: ore 8.35 e ore 17.30)
28 Martedì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Casa della comunità)
30 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15 Oratorio)
  Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
Dicembre 2019

NATALE CON GESÙ

Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro? Una domanda antica, secolare, risalente ai tempi di Gesù, e forse anche a prima. È esattamente proprio questo l’interrogativo che sembra riassumere in modo idoneo la questione che interessa da sempre ognuno di noi: chi riempirà la mia attesa. Sei Tu? Interrogativo che, all’alba di questo Natale, ancora ci affascina. Gesù, sei davvero Tu che vieni a riempire il vuoto della mia attesa? Ma chi sei Tu? Sei Mito o Presenza? I miti del passato resistono nel tempo, anzi sembra che allunghino le loro ombre misteriose anche su di noi, suggestioni vive, in un oggi tempo del digitale e della genetica. Sembra riaffiorare vigorosamente, nella nostra cultura, l’antico mito di Igea: il mondo della natura come realtà benevola, inviolabile in quanto in possesso di un’intrinseca sapienza che l’uomo non può alterare.  Ma anche il mito di Asclepio, divinità medica, in cui gli uomini proiettano la loro propensione a modificare la natura e a correggere quelle che considerano anomalie. Un’oscillazione tra Gaia, la terra benefica e materna, e Prometeo, l’eroe che strappa alla natura i suoi segreti per plasmarli a favore degli umani. Miti che nella nostra epoca assumono la forma quasi di una stella, tutta tecnologica, che ispira la scienza e in particolare le scienze biomediche nel modificare gli organismi viventi, uomo compreso, apportando possibili alterazioni di tipo “migliorativo”.

«Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?». Questo Natale, nella cultura occidentale, si pone sotto il segno dell’ultimo uomo, come prefigurato più di un secolo fa da Nietzsche. Il mondo dell’ultimo uomo appare oggi sempre più come un mondo virtuale, nel quale l’uomo, alla realtà oggettiva, preferisce la sua rappresentazione, escludendo che ci sia un accesso a una qualche verità delle cose. La tecnica e la scienza ormai gli permettono di produrre un mondo coerente di rappresentazioni secondo il suo desiderio, il suo capriccio. Al tempo dell’ultimo uomo non c’è un’autentica trascendenza: l’apertura verso un Tu che mi sta di fronte. L’altro potrebbe anche essere simulato. Nella simulazione dell’altro ciò che veramente conta è quanto essa sia perfetta. L’illusione perfetta è meglio della realtà imperfetta. Qualcosa come i legami che durano per tutta la via è per l’ultimo uomo un’assurdità. Perché mai promettere, se lo stato d’animo o le condizioni un domani cambiano? Per l’ultimo uomo non esiste trascendenza, né verso l’atro, ne verso il futuro poiché non posso sapere se domani mi sentirò ancora di fare ciò che faccio oggi. L’ultimo uomo cerca un amore senza conseguenze, preferisce un’esistenza da single. L’ultimo uomo ha abolito la parola gioia, troppo seria, le preferisce la parola piacere. Infine l’ultimo uomo vuole che lo si aiuti a morire se la bilancia della vita pesa in senso negativo; egli vuole stabilire il suo potere nascondendosi dietro la scienza e la tecnologia. Questo modello di uomo è quanto propone la nostra cultura e appare, ai più, ricco di fascino e meritevole di plauso. Ma è veramente questo l’uomo che attendevamo, il Messia che darà compimento alle attese umane?

«Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?». In questo Natale, noi credenti non vogliamo che si affermi l’ultimo uomo; vogliamo piuttosto attenderne un Uomo nuovo: Gesù di Nazareth, Dio con noi. L’Inaspettato, che non si propone con un Trono di potenza, ma si rivela povero in una stalla, a semplici pastori. Colui che viene in questo Natale, evocato come Natale 4.0, è in realtà sempre lo stesso: il Dio che ci sorprende, Colui che scombussola i nostri progetti, il Dio Altro, rispetto alle nostre aspettative e al desiderio di potenza. Egli ci chiede una fede umile e fiduciosa, Egli, Presenza piccola, ci chiede di imitarlo, facendoci noi pure piccoli, capaci di dare spazio a Lui nella nostra vita, sapendo cosi dare spazio agli altri.

Il cammino cristiano che porta e parte da Betlemme è diametralmente opposto al modello di vita incarnato dalla cultura dell’Ultimo uomo. Questo cammino muove dall’unica domanda rilevante, essenziale per l’uomo: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?». Il Natale generi in noi la forza di strapparci dalla cultura mortifera dell’ultimo uomo, per lasciarci incontrare da Gesù, l’Uomo nuovo, che ci fa uomini della gratitudine e dell’amore.                   

don Francesco Poli

Dicembre 2019

Dicembre 2019

01 DOMENICA I di AVVENTO
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
02 Lunedì Prepariamo il Natale: CON MARIA, ACCOGLIAMO GESÙ (Chiesa parr. ore 20.30)
03 Martedì SCUOLA DI COMUNITÀ – catechesi adulti (in chiesa parrocchiale: ore 8.35 e ore 17.30)
  Conferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Casa della comunità)
05 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15)
  Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa Chiesa parr.)
07 Sabato CONFESSIONE ADULTI (Chiesa parr. ore 16.00 – 19.00)
  ADORAZIONE EUCARISTICA ore 19.00
  S. Messa festiva (ore 20.00)
08 DOMENICA IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
09 Lunedì Prepariamo il Natale: CON MARIA, ACCOGLIAMO GESÙ (Chiesa parr. ore 20.30)
10 Martedì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.45 Casa della comunità)
12 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15)
  Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
15 DOMENICA III di AVVENTO FESTA DEL DONO
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
16 Lunedì Prepariamo il Natale: CON MARIA, ACCOGLIAMO GESÙ (Chiesa parr. ore 20.30)
17 Martedì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.45 Casa della comunità)
19 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15)
  Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
20 Venerdì Oggi esce il notiziario parrocchiale di Novembre
22 DOMENICA IV di AVVENTO.
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
  PREGHIERA E FESTA GRUPPI ADOLESCENTI (pomeriggio – sera)
23 Lunedì Ore 9.30 – 11.30 e 16.00 – 18.00 CONFESSIONI
  Ore 20.30 Chiesa Parrocchiale: CELEBRAZIONE DEL PERDONO (Confessioni per i genitori ragazzi dei gruppi catechesi e adulti
24 Martedìì Ore 9.30 – 11.30 e 15.00 – 18.30 CONFESSIONI
  Ore 23.30 Chiesa parrocchiale – VEGLIA DI NATALE animata dagli Adolescenti dell’oratorio.
  Ore 24.00 S. MESSA DI NATALE
25 MERCOLEDÌ S. NATALE
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
  Ore 18.00 Vespro di Natale
26 Giovedì S. STEFANO martire
  S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – (Non alle 11,30!) – 18.30
29 DOMENICA Sacra Famiglia di Nazareth
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
  Ore 17.00 ELEVAZIONE MUSICALE – Chiesa parrocchiale
31 Martedì MESSA FESTIVA CAPODANNO 2020 e TE DEUM di ringraziamento
  Ore 18.30 in chiesa parr.

(NB. Questo calendario pastorale può subire modifiche. Riferirsi nel dettaglio al Foglio settimanale degli avvisi).

Novembre 2019

Schiavi o liberi?

Il messaggio che Euphoria, la nuova serie targata HBO in onda su Sky Atlantic, comunica, racconta al suo pubblico con realismo disarmante è lo sbandamento di un’intera generazione di adolescenti americani alla ricerca della propria individualità. I protagonisti, tutti al di sotto dei 20 anni, non sono in realtà degli sbandati, piuttosto degli smarriti: senza identità, persi in quella dimensione che oggi è definita “gender”, perennemente indistinti, sfuggenti e incerti, se non confusi. Non sognatori, ma piuttosto tormentati, assillati dall’idea che esistano rispetto alla desolazione del reale prospettive più allettanti.

Ragazzi e ragazze che si aggirano, puntata dopo puntata, in cerca di dosi varie: di droga, di sesso, di attenzione, di affetto, di popolarità… Che consumano, ma che, ne hanno la consapevolezza, non basterà, perché nulla di ciò che ottengono è realmente quanto cercano. Il sesso non è divertente, funziona solo come moneta di scambio, per avere un avanzamento sociale, come avviene a Kat; per autodeterminarsi, come fa Nate, o per esistere agli occhi degli altri, come avviene a Jules, pronta a farsi stuprare pur di sentirsi importante.

La droga, raccontata prevalentemente da Rue, è spogliata di ogni fascino e assume un ruolo anestetico, una pausa tra un dolore e l’altro. I ruoli sociali sono massacranti, divorano energie che non si rinnovano. E quando tutto manca, quando i mezzi per trasgredire non ci sono, quando non “fai”, allora filmi ciò che fanno gli altri, per rubare un riflesso che ti metta in luce. A dispetto del titolo, i ragazzi di Euphoria non sorridono mai. Tutti vogliono una cosa sola: rimanere slegati, liberi – dicono – da ogni vincolo o condizionamento. Assecondare l’ideologia dominante, quella per cui si può essere qualsiasi cosa, così da scavalcare l’ansia, quello smarrimento tangibile, reale, continuo e trovare, se non una soluzione, almeno un momento di quiete. Placarsi, tacitare una sofferenza di cui sembrano intrisi e a cui cercano disperatamente di abituarsi. Sono così, autonomi, senza legami che, malauguratamente, sono percepiti come costrizioni.

Una visione, questa, che si va diffondendo velocemente e che ci pare non priva di problemi. Una sfida anche per la nostra società tutta che, come credenti, ci chiama ad una riflessione sul tema dei legami che costituiscono una tappa importante per la formazione personale. Un’intuizione di Aristotele ci può illuminare. Egli riteneva schiavo colui che non ha legami, che cioè non ha una sua collocazione, che si può utilizzare dappertutto e in diversi modi. L’uomo libero, invece è colui che ha molti legami e molti obblighi verso il contesto sociale, urbano/territoriale e se stesso. Paradossalmente, come ci mostra Euphoria, la nostra società persegue un ideale di libertà che assomiglia alla condizione dello schiavo. Eccoci al punto: la nostra società avalla l’idea che tutto sia possibile, che la libertà sia strettamente legata al dominio; fare di tutto per vincere il destino.

Al contrario,  per noi cristiani, non si tratta di vincere il destino, quanto piuttosto di vivere nel segno della Provvidenza. Essa, che è da preferire al destino: è un insieme di storie e di desideri che si incrociano e si intrecciano, determinando ogni singolarità: la persona; è un tessuto creato coi legami che sviluppiamo liberamente. Siamo creature costituite da un’identità originaria, divina e da un’identità storica da riconoscere, definire e alimentare con i legami e l’apertura al mondo. Concordiamo con l’apostolo Paolo: sono incatenato alla mia libertà. Una libertà vera, che si costruisce attraverso legami.

don Francesco Poli

Novembre 2019

Novembre 2019

01 VENERDÌ TUTTI I SANTI
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
  ore 15.00 VESPRO E PROCESSIONE AL CIMITERO
02 Sabato COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI
  S. Messe: 8.00 ; ore 15.00 nel cimitero; ore 20.00 chiesa parr. Festiva
03 DOMENICA DOMENICA XXXI del TEMPO ORDINARIO
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
  Commemorazione IV Novembre
04 Lunedì SCUOLA DI COMUNITÀ – catechesi adulti (in chiesa parrocchiale: ore 8.35 e ore 17.30)
  Consiglio pastorale parrocchiale (ore 20.45 – Casa della Comunità)
05 Martedì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.45 Casa della comunità)
07 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15)
  Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parrocchiale)
08 Venerdì Catechesi in gruppi (ore 16.30 Oratorio)
10 DOMENICA DOMENICA XXXII del TEMPO ORDINARIO
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
11 Lunedì SCUOLA DI COMUNITÀ – catechesi adulti (in chiesa parrocchiale: ore 8.35 e ore 17.30)
  Consiglio pastorale parrocchiale (ore 20.45 – Casa della Comunità)
12 Martedì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.45 Casa della comunità)
14 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15)
  Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
15 Venerdì Oggi esce il notiziario parrocchiale di Novembre
17 DOMENICA DOMENICA XXXIII del TEMPO ORDINARIO
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
19 Martedì SCUOLA DI COMUNITÀ – catechesi adulti (in chiesa parrocchiale: ore 8.35 e ore 17.30)
21 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15)
  Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
23 Sabato FAMIGLIE IN Incontro tra famiglie con figli alla catechesi IC (ore 19.00 – 21.30)
24 DOMENICA SOLENNITÀ DI CRISTO RE
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
  INCONTRO FIDANZATI – SPOSI 2020 (Chiesa parr. s. Messa ore 18.30, poi in Sala parrocchiale)
26 Martedì SCUOLA DI COMUNITÀ – catechesi adulti (in chiesa parrocchiale: ore 8.35 e ore 17.30)
  Conferenza S. Vincenzo (ore 14.45 Casa della comunità)
27 Mercoldì Assemblea dei catechisti (Casa della Comunità ore 18.00)
28 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15)
  Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
Ottobre 2019

Quando una certa scienza è contro il futuro, la vita finisce.

La Speranza cristiana sembra quasi, in questo nostro tempo, che si sia diradata, se non addirittura dissipata. Le stesse Utopie, così come erano interpretate nel secolo scorso, hanno esaurito la loro funzione. Una storia, quella vissuta dalla nostra generazione, che non può non condurre alla estromissione della fede dagli eventi della vita accelerandone la corsa al decadimento a tal punto che la storia è vittima dell’entropia dell’utile. Pertanto l’esito è che la Speranza cristiana in quanto attesa dell’avvento nella storia di quella che è la Presenza, appare sconfitta: la vita stessa è perdente! 

Si ritiene inverosimile l’irruzione nella storia di un Inatteso, di una Presenza portatrice di novità: l’assolutamente nuovo non ha spazio. Il cambiamento e la novità, appaiono piuttosto fondati su un potere già presente e radicato nei secoli: il potere della scienza e della tecnica le quali  non hanno come obiettivo la comprensione della natura e dell’uomo, quanto piuttosto il loro dominio. La prevalenza di questo aspetto di egemonia ha reso possibile il sorgere e il consolidarsi di una malizia che permette di oscurare la Speranza e l’attesa di una Presenza trascendente. La riduzione della natura ad “oggetto di esperimento” e il suo allontanamento dall’uomo, dalla sua soggettività ne è la tragica conseguenza. La natura non è più concepita, contemplata, colta per l’uomo e con l’uomo stesso, ma è stata sottomessa ad una soggettività trascendente tecnocratica. Scienza e tecnica agiscono come un sistema virtuale del sapere che, in quanto tale, è sapere indipendente, autoreferenziale, mai riferito ad alcuna responsabilità umana. Dentro questo sistema consolidato, senza la responsabilità umana, la scienza è diventata l’autorità di riferimento, insindacabile. L’unica novità che l’affermarsi incondizionato della scienza e della tecnica dice di apportare, è la definitiva estromissione della Trascendenza dall’orizzonte della storia, per occuparne il posto non del tutto a nostro vantaggio. 

Nei secoli, la deriva utilitaristica di scienza e tecnica ha portato la nostra epoca a fare i conti con la scarsità delle risorse materiali in rapporto alla smisurata bramosia di progresso: la pretesa di vivere senza vincoli, restrizioni, insomma, senza alcun limite. Abuso, al limite della violenza, sfruttamento  incontrollato della natura, considerata completamente un possesso dell’uomo moderno, hanno portato alla drammatica crisi ambientale attuale. E non solo a questo. È ormai evidente che quella stessa violenza e sfruttamento si stia perpretando, col  tacito consenso generale, sull’uomo stesso. Jurgen Habermas in un suo scritto sul futuro della natura umana sostiene che oggi il futuro della vita umana è una meta legittima della manipolazione genetica, perché questa può contare sul cambiamento radicale del senso della vita avvenuta con i nuovi traguardi della scienza-tecnica. Da qui l’interrogativo imprescindibile: la scienza–tecnica deve fermarsi all’eliminazione, a livello genetico, di malattie evidenti o contrastare anche l’invecchiamento umano, conseguente al decadimento dovuto all’età, con interventi che  sono determinati, originano dal presupposto che la vecchiaia non è da ritenersi una stagione della vita, ma piuttosto una malattia? 

 Il problema è etico, sociale, politico, e ben ci rappresenta: la concezione che la natura umana sia una malattia da curare non a caso è sempre più pervasiva. Da quando la scienza-tecnica è ascesa al trono, l’uomo è percepito come materia e coscienza. Nella semplificazione della realtà si verifica che la materia e la coscienza si trovino su due distinte ed opposte posizioni. Ciò che si può analizzare con la scienza è la materia che, come una macchina, può essere controllata; la coscienza ci appare invece sempre più distante se non del tutto irrilevante. Scompare così ciò che è costitutivo della realtà umana: la vita, che include materia e coscienza, è l’elemento costitutivo di entrambe. L’estromissione della trascendenza dalla scena della storia ci danneggia e corrompe. Ma in quanto cristiani, incantati dall’amore per la vita e per la natura, non si può perdere la Speranza. Si persiste, con fermezza e continuità, nel credere che l’incarnazione del Figlio non è, né può essere la discesa di uno Spirito in una macchina in quanto è l’assunzione della vita da parte della Persona divina, il Figlio. È la fede cristiana che riconosce come ogni creatura porti in sé l’immagine del Creatore. Nessun modello finito può, né potrà, rivendicare il diritto di essere un esempio insindacabile per il futuro. Il Futuro, piuttosto, si attende e si invoca.

don Francesco Poli

Ottobre 2019

Ottobre 2019

06 DOMENICA XXVII del TEMPO ORDINARIO
  Festa Madonna del Rosario
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 17.30 MESSA SOLENNE:
  Al termine processione per le vie Carso, Azzanella, Einstein, Fermi, P.za E. Filiberto
09 Mercoledì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Casa della comunità)
  Catechesi in gruppi (ore 16.30 Oratorio)
10 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15 Oratorio)
  Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
11 Venerdì Catechesi in gruppi (ore 16.30 Oratorio)
13 DOMENICA DOMENICA XXVIII del TEMPO ORDINARIO
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 17.30
16 Mercoledì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Casa della comunità)
  Catechesi in gruppi (ore 16.30 Oratorio)
17 Giovedì Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parrocchiale)
18 Venerdì Oggi esce il notiziario parrocchiale di Settembre
20 DOMENICA DOMENICA XXIX del TEMPO ORDINARIO
  SETTIMANA MISSIONARIA
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
  CASTAGNATA (Pomeriggio in Oratorio)
  È FESTA (Genitori e ragazzi III anno IC in oratorio ore 14.45)
  INCONTRO FIDANZATI – SPOSI 2020 (Chiesa parr. s. Messa ore 18.30, poi in Sala parrocchiale)
22 Martedì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.45 Casa della comunità)
24 Giovedì Gruppo Biblico (ore 9.15)
  Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
27 DOMENICA XXX del TEMPO ORDINARIO
  S. Messe orario Festivo:
  7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
29 Martedì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.45 Casa della comunità)
31 Giovedì CONFESSIONE ADULTI (Chiesa parr. ore 16.00 – 19.00)
  ADORAZIONE EUCARISTICA ore 19.00 S. Messa festiva (ore 20.00)
Settembre 2019

ANNUNCIA.

Io sono con voi!

“Andate! Ecco invio voi come agnelli in mezzo a lupi….
Ora in qualunque casa entriate prima dite: Pace a questa casa!”
 (Lc. 10,3. 5)

Chi vive la missione, come viene richiesto dal Vangelo anche oggi, è chiamato ad adoperarsi per dare corpo all’invito di Gesù: Andate! (Lc. 10, 3). La richiesta è una sollecitazione, rivolta continuamente a tutta la Chiesa fin dal primo fondamento biblico (Genesi, 12.1-3) dove Abramo è benedetto da Dio e attraverso di lui tutti i popoli della terra. Essa è quindi, per sua nota distintiva, missionaria ed è in modo permanente sollecitata a continuare l’opera di Gesù che, unitamente a quella degli Apostoli, del popolo d’Israele e dei Discepoli, è costitutiva ed è Missione. Peculiare, proficua nonché unica è l’azione missionaria che si realizza nel tempo allorché i molti con la loro testimonianza sono chiamati ad annunciare l’Unico Signore.

Siffatta è la nascita della missione: attinge alla fonte dall’amore del Padre per tutti i suoi Figli e termina nello sgorgare dell’amore dei figli per il Padre e tra di loro. Il suo essere fa sì che essa si allarghi in un orizzonte sempre più ampio: è l’abbraccio del padre che si estende, dilatandosi, fino ai confini della terra per stringere a sé tutti i suoi figli, nessuno escluso.  È necessario infatti che “il Vangelo sia annunciato a tutte le genti” (Mc, 13,10) perché fine della missione è, oltre che la vittoria del Bene sul Male, soprattutto il fatto che il nome dei credenti, nel nome di Gesù, è “scritto nei cieli”. 

Tutto ciò è simboleggiato nel testo evangelico di Luca con un’immagine d’impatto che dà il colore a tutta l’azione missionaria: “Andate! Ecco invio voi come agnelli in mezzo a lupi….”(Lc. 10, 3). Nella ardimentosa testimonianza missionaria non siamo soli; siamo accompagnati dal Pastore, la Guida, che Gesù, per primo ha inteso essere: l’ Agnello donato. ImitarLo, in uno stile di povertà, è l’espressione di una sobrietà fondamentale per essere missionari del Regno. Annunciare infatti si traduce, per noi, in : “dite”, “dimorate”, “mangiate”, “prendete cura”. È così che si concretizza la missione del discepolo: la stessa missione di Gesù, inviato dal Padre.

L’annuncio missionario, soprattutto oggi deve risuonare non solo e non tanto in terre lontane, ma proprio qui, sulla porta di casa: “Pace a questa casa”. La Parola è rivolta da Dio all’uomo, ad ogni uomo, innanzitutto là dove vive, dove ha la sua casa, la “tana” dove abita e soddisfa i suoi bisogni di cibo e amore. Essa, la casa, è quindi lo spazio segreto in cui Dio ci raggiunge, bussa per entrare, portando, se accolto, i suoi doni. Il discepolo pastore/missionario, sta alla porta e bussa; e, se accolto, entra con la Parola che porta: la stessa Parola che ancor prima ha bussato alla porta di casa sua ed alla quale, egli, con fede, ha detto “sì”. Così, nel ricevere ed accettare l’annuncio del Regno con la Parola – Dio, ospito anche colui che la reca. E accogliendo entrambi accolgo il mondo.

L’annuncio missionario, oggi così urgente per il rinnovamento della Chiesa come della società, è l’aderire con fede alla Parola: Credere! La “mia” vita non è più frammentata e impaurita, si fa “casa” dove trovano accoglienza la Parola e il fratello che l’annuncia. E’ un “dimorare insieme”, alimentato da un cibo e rallegrato da una bevanda, l’Eucaristia, che è già anticipo del Regno. È così che davvero cresce la comunità cristiana e la fraternità che vive di Gesù.

don Francesco Poli