novembre 2016

Un “grazie” per cambiare.

novembre-2016Ci stiamo addentrando nell’ultima parte di questo 2016. Fra poco più di un mese festeggeremo l’inizio di un nuovo anno, sognando, progettando e augurando a parenti, amici e conoscenti un futuro migliore. Ora, al punto in cui siamo arrivati qui nel percorso della vita, mi parrebbe opportuno che ognuno di noi raccogliesse in un unico vocabolo l’esperienza di bene donato e ricevuto. Esprimere tutto ciò con un termine semplice, usato spesso di rado: Grazie. Una parolina di frequente utilizzata in modo automatico, come atto di cortesia o di cosiddetta “buona educazione”.

È essa invece una parola esaustiva che svela in modo profondo un miscuglio di serenità, umiltà, gioia, consapevolezza di aver avuto un dono. Sentimenti e vissuti che, sommersi dalle urgenze, dai problemi, dalle ansie, dalle preoccupazioni… non riusciamo a riconoscere e promuovere. Le giornate scorrono velocemente nel quotidiano susseguirsi di incombenze varie: il lavoro o la sua ricerca, le mode del nostro tempo; tutti interessi che ci dominano, assorbendo moltissime delle nostre energie, ci consumano e ci rendono sempre più soli e tristi: Aridi.

Talvolta riteniamo di essere indispensabili, di costruire da soli i nostri risultati, i nostri successi. Presi da “peculiari interessi e apprensioni” lasciamo scivolare nell’indifferenza i drammi e le contraddizioni della nostra epoca. Di fronte all’incertezza del futuro e al disinteresse diffuso nell’individualismo di quartiere, ci chiudiamo nei nostri mondi, abbandonando il desiderio ancora presente in noi di tessere socialità.
Si radica così nelle comunità l’incapacità di un confronto civico, ecclesiale, associativo e politico; di individuare percorsi condivisi, traguardi, speranze da animare insieme.

Troppe volte, spesso per opportunismo, talora per paura o egoismo, non ci soffermiamo su fatti, situazioni, comportamenti scorretti o non evangelici, esibendoli come giusti e accettabili, anche se nel segreto di noi stessi sappiamo che non lo  sono. Cerchiamo di non farci coinvolgere nel confronto né dalla presenza del fratello o dalla richiesta di impegno comune quale emerge soprattutto dalle sfide a cui  questo nostro tempo si sollecita: l’urgenza di affrontare, in una prospettiva di  civiltà, rapporti umani più fraterni.
Questo nostro tempo ha davvero bisogno di vedere tra noi la gioia, la speranza e la capacità di essere dono nel darsi come nell’accogliere. Il futuro è dei profeti di buona speranza a cui il Vangelo della gioia viene affidato. Ma perché il futuro appaia già oggi, è necessario partire dal dirci un semplice “grazie”!

don Francesco Poli

ottobre 2016

Un supplemento d’anima per la Chiesa del futuro.

ottobre-2016Si impone oggi, in un contesto non solo ecclesiale, una valutazione critica di come la cultura attuale abbia affrontato la modernità. Siamo tutti consapevoli sia che ci sono stati dei limiti interpretativi, cioè, troppo spesso, si è ritenuta la Terra una realtà senza la bellezza e la dignità di creatura di Dio, sia che il comportamento arrogante dell’uomo mirava al dominio del pianeta.

La prospettiva che oggi si apre considera l’essere umano non più padrone del mondo in funzione di dominio, bensì custode della Terra che ne informa  il suo stesso progresso. Si dischiudono così prospettive nuove nel dialogo tra la Terra e l’uomo, dialogo che dev’essere inteso come la via maestra da percorrere. Anche il Magistero della Chiesa con i suoi numerosi interventi, ultimamente Caritas in Veritate di papa Benedetto XVI e Laudato Sì di papa Francesco, insiste sul valore della bellezza del cosmo, “bellezza sistemica” che incita l’uomo all’apertura verso una nuova ecologia che miri a “riplasmare l’umano” e a conciliare l’uomo con la Terra.

L’attuale contesto storico globale esprime la necessità e l’urgenza di uscire dalla crisi della modernità, di superarne cioè i limiti prodotti da una visione meccanicistica, economistica e antropocentrico – utilitarista. Parafrasando le parole di H. Bergson, appare oggi con singolare evidenza l’esigenza di illuminare il cammino della scienza, e soprattutto della tecnica con i suoi molteplici processi, con un “supplemento d’anima”: l’esigenza di riconoscere il primato a quanto è spirituale. Di fronte alle sfide globali – sociali, religiose, economiche, ambientali – siamo chiamati nel vivere a testimoniare  i valori del bene comune, nonché il rispetto verso la Terra.

Pertanto, in un mondo le cui risorse naturali sono limitate, dobbiamo promuovere stili di vita che non solo riducano, ma prevengano ogni forma di spreco e di abuso verso la natura e i fratelli e che favoriscano una doverosa e saggia amministrazione di tutte le risorse. Le attuali problematiche nell’agenda del mondo globalizzato e le sfide da affrontare determinate dagli effetti dei cambiamenti intervenuti non interessano solo gli aspetti tecnici. Cultura, etica della responsabilità e religione sono elementi costitutivi di nuovi stili di vita a cui bisogna attribuire importanza se si vuole assicurare uno sviluppo armonico dell’uomo. Soltanto un’ecologia naturale che onori diritti e responsabilità individuali e collettive, potrà promuovere una compiuta educazione ecologica.

In questa prospettiva, l’obiettivo presente e futuro è riuscire a far sì che l’umanità possa vivere in maniera dignitosa ed equa senza distruggere irrimediabilmente i sistemi naturali.

La Chiesa e ogni cristiano son chiamati ad attuare un’ etica umana che promuova rispetto verso la creazione e verso ogni forma di vita nonchè un approccio solidale verso le popolazioni più indigenti e i migranti con l’assunzione di una morale della responsabilità. Questa appare come la risposta più efficace per fronteggiare quel disagio della nostra civiltà che è anche espressione dell’inadeguatezza nel modo con cui abbiamo  sfruttato la Terra fino ad oggi.

don Francesco Poli

 

settembre 2016

Lotteria “33a Festa dell’Oratorio”

Numeri Estratti
1° premio 1/135 6° premio 3/314 11° premio 2/301 16° premio 3/447
2° premio 2/297 7° premio 1/862 12° premio 1/793 17° premio 2/340
3° premio 4/213 8° premio 3/185 13° premio 1/54 18° premio 4/281
4° premio 3/873 9° premio 2/876 14° premio 2/294 19° premio 2/938
5° premio 4/96 10° premio 1/741 15° premio 5/115 20° premio 4/119
settembre 2016

Abbiamo lo Spirito per farlo. Chiesa dentro e fuori.

settembre-2016La ripresa del cammino comunitario, dopo l’estate, coincide con il cinquantesimo anniversario della consacrazione della chiesa nuova. Era infatti il 29 ottobre 1966 quando la chiesa parrocchiale voluta dalla gente di Colognola, per far fronte a nuove esigenze di spazio e di fede e progettata dall’architetto Giovanni Muzio, veniva consacrata dal vescovo di Bergamo Clemente Gaddi. Questo lo slogan che sintetizza l’evento: Abbiamo lo Spirito per farlo. Chiesa dentro e fuori.

Prendiamo a riferimento il brano del Vangelo di Luca: Gesù manda i discepoli nei villaggi ad annunciare il Regno di Dio (Lc. 10,1- 15). Eccola, dunque, è essa la “Chiesa del cinquantesimo”: ci si manifesta attraverso la persona di Gesù che chiama e manda ancora i discepoli, proprio come il Padre ha mandato Lui, affinché, nel tempo, fosse ancora e sempre presente tra noi quale Suo inviato. La genesi della vita della Chiesa che è, per sua natura missionaria, rimane sempre il Padre misericordioso verso tutti i suoi figli. La nostra comunità è Chiesa che mostra il suo volto missionario in quanto chiamata a continuare l’opera voluta da Gesù. Noi, in quanto Sua parte, che abbiamo origine dall’amore di Dio Padre per tutti i suoi figli, ne completeremo il cammino con il diffondere pienamente nel mondo il nostro amore di figli per il Padre e tra di noi. Una missione, quella della Chiesa, che ha attraversato il tempo diffondendosi in un orizzonte sempre più vasto, fino ad abbracciare tutto il mondo: è l’abbraccio del Padre, attraverso il Figlio, che cinge tutti senza tralasciare alcuno, perché Dio non abbandona. Le condizioni per essere oggi una Chiesa missionaria, sono le medesime di quelle vissute da Gesù e dai suoi apostoli. L’unica differenza sta nel fatto che, mentre Gesù è il Figlio che ha lasciato il Padre per cercare i fratelli perduti, noi ci lasciamo continuamente cercare e trovare da Lui. Trovati, lo seguiamo, rendendoci quotidianamente suoi collaboratori; partecipi nella testimonianza gioiosa del Regno. Regno che Gesù è venuto a donarci e grazie al quale veniamo introdotti nella stessa vita del Padre.

È questo un impegno continuo che ci pone dentro una Chiesa continuamente da costruire, compito non facile per la comunità, ma siamo consapevoli che abbiamo lo Spirito per farlo. È infatti tutto grazia dello Spirito di Dio. Continuare, dopo cinquant’anni, ad essere Chiesa dentro la comunità credente con quella capacità, oggi ancor più urgente, di rinnovarsi.

Chiesa fuori: ben disposta nei confronti del mondo, capace di fraternità.

Per una Chiesa così, cinquant’anni sono come un giorno solo.

don Francesco Poli

giugno 2016

La via della fede è un tragitto di lotta

giugno-2016Il cammino che abbiamo percorso insieme in questo anno pastorale ci ha arricchito del dono della fede e dell’appartenenza alla Chiesa.

Ora è tempo che questo dono porti i suoi frutti. Certo il nostro impegno di vita cristiana, in un mondo così lontano dal Vangelo, ha le connotazioni bibliche del giovane e minuto Davide nei confronti di un mondo pagano che si esprime con l’arroganza e la forza del titanico Golia (1Sam. 17-51).

Come resistere nella fede, come sentirsi comunità cristiana in un mondo secolarizzato? Come rimanere “piccolo Davide” in un mondo popolato da lupi?

È nella nostra logica terrena che il forte, l’arrogante, il furbo e il violento vincano…

Ma la logica di Dio, quella che consacra nella ”debolezza” di Gesù il trionfo, rovescia ogni pronostico mondano: il piccolo Davide con un abile colpo di fionda riesce a mettere al tappeto Golia, il campione filisteo. Davide sconfigge Golia.

La via della fede è sempre un cammino di lotta contro quanto, più grande di noi, è capace di sedurci con fascino ingannatore per conquistarci e ridurre la nostra libertà e la nostra volontà in catene. Sempre nuovi Golia cercano nuovi schiavi per il loro mondo. Ogni giorno, il piccolo Davide che è in noi fa i conti con la propria fragilità e spesso esperimenta il male: a ogni Davide, il suo Golia. Ora, lungo il cammino condiviso in questo anno pastorale, abbiamo potuto esercitarci nella fede e resistere all’arroganza come alle seduzioni del mondo. Abbiamo infatti, come Davide, scelto e raccolto 5 ciottoli che, messi nella nostra bisaccia ci permettono di affrontare e sconfiggere Golia. Il primo ciottolo lo chiamo affidamento. Penso che in ogni combattimento la mia forza è il Signore.

Il secondo: preghiera. Le parole della mia preghiera sono quelle che Dio mete sulle mie stesse labbra. Golia è avvisato. Il terzo ciottolo: eucaristia.  Il pane del cammino che non può mancare nella bisaccia. Il quarto ciottolo è unzione.

Ogni Davide affronta a capo scoperto la lotta, forte dell’unzione ricevuta dal profeta. Rivestito con l’unzione dello Spirito affronto sereno ogni combattimento.

Il quinto poi è il ciottolo del coraggio.

Lo raccolgo direttamente nell’incontro con il Risorto.

Lungo il cammino della fede ciascuno nella comunità raccoglie i suoi cinque ciottoli e si comporta nei confronti del Male come il piccolo Davide: Cacciò la mano nella bisaccia ne trasse una pietra, la lanciò con la fionda e colpì il filisteo in fronte. La pietra si infisse nella fronte di lui che cadde con la faccia a terra.

Così Davide ebbe il sopravvento sul filisteo con la fionda e con la pietra e lo colpì e uccise, benché Davide non avesse spada (1Sam. 17,49-50).

don Francesco Poli

maggio 2016

Manteniamo viva la democrazia

Maggio-2016Ne siamo convinti: è tempo di nutrire e custodire la democrazia. E su questo tema siamo in piena sintonia con papa Francesco, il quale, dinanzi ai deputati del Parlamento europeo, pose quali temi attuali: l’immigrazione, la tutela dell’ambiente e la promozione dei diritti umani e della democrazia, esortando l’Europa a riscoprire “la sua anima buona”.  Per papa Francesco, la democrazia odierna, deve passare da un livello a «bassa intensità» ad un livello ad «alta intensità». Detto altrimenti, essa deve vincere la povertà, includendo tutti i cittadini nel mercato e nel welfare, oltre che nei circuiti della politica. Una democrazia che richiede oggi una rinnovata partecipazione dei cittadini alla vita della comunità nelle sue diverse declinazioni.

Un compito non facile se consideriamo che, per la cultura odierna, gli obiettivi da realizzare attraverso tale partecipazione democratica sembrano ridursi principalmente a quelli della gestione degli interessi materiali: il consolidamento e sviluppo della ricchezza e delle conoscenze tecnico-scientifiche. Anche la tutela dei diritti umani – obiettivo fondamentale che gli Stati contemporanei affermano di perseguire – è in realtà vista in quest’ottica: tali diritti risultano, in ultima analisi, la specificazione di non essere obbligato a seguire una determinata strada nella personale ricerca della felicità (diritti civili) e di partecipare ad una certa ripartizione delle ricchezze materiali (diritti economico-sociali).

Come la realtà dei fatti ci mostra, le polis di oggi difficilmente si impegnano nella ricerca di valori assoluti, di risposte alle domande sul senso della vita: anzi, da un lato tendono a rinunciare ad alcuni dei valori tramandati dalle precedenti generazioni a favore della convivenza con altri (società multiculturale), dall’altro cercano di stabilire un minimo comun denominatore valido per tutte le comunità del pianeta, basato sulla dimensione materiale.

Per quanto riguarda poi le istituzioni rappresentative, va rilevato che l’idea che i cittadini siano decisori dei rappresentanti attraverso le elezioni è ostacolata, almeno parzialmente, dalle sempre più notevoli difficoltà frapposte all’esercizio stesso di questa decisione: la crescente quantità di conoscenze specialistiche necessarie per la valutazione delle scelte pubbliche e l’affinamento delle tecniche di manipolazione del consenso – quella che viene definita l’abilità persuasiva costruita dai Media – la rendono spesso più apparente che reale. In secondo luogo, la rappresentanza degli interessi di parte sembra prevalere sulla rappresentanza delle esigenze del bene comune, prendendo il sopravvento sulla funzione comunitaria che dovrebbe essere svolta dalla sfera sociale. Come mantenere viva la democrazia? Vengono oggi formulate varie proposte, fra cui, in particolare, l’integrazione europea, accompagnata da un’effettiva democratizzazione della stessa e dal decentramento e sussidiarietà, per evitare che il divario di identificazione del singolo con la comunità di appartenenza si allarghi troppo. Ma, senza un’adesione di ognuno di noi ai valori democratici propugnati dalla nostra Costituzione e senza un’effettiva partecipazione alla res publica a tutti i livelli, sarà difficile che la democrazia si rafforzi.

don Francesco Poli

aprile 2016

È tempo di nuovi inizi

Aprile-2016Questo nostro tempo rappresenta un passaggio fondamentale per il destino del Pianeta. Il rapido susseguirsi di avvenimenti oggetto di reportage a livello internazionale e le costanti emergenze umanitarie portano ad interrogarsi sul nostro futuro e sul tipo di “abitare” a cui aspiriamo, che vogliamo per la Terra. Ed è in questo scenario che l’ambiente diventa un aspetto di particolare rilevanza.

Da pochi mesi abbiamo chiuso un anno che si è caratterizzato anche per due grandi e significativi appuntamenti: l’Enciclica Laudato Sì ed Expo. L’enciclica di papa Francesco esprime forte e chiara la propria posizione nei confronti della difesa del Creato nel rispetto di quanto è stato donato all’ uomo e di cui egli è custode e non padrone.  L’Expo, con luci e ombre, ha comunque posto all’attenzione generale il tema della sostenibilità, dando grande risonanza alla problematica, del cibo, della corretta alimentazione e dello spreco. Sempre più spesso siamo di fronte ad avvenimenti che hanno grande eco e creano nuovi stimoli sia a livello regionale e provinciale sia a livello di istituzioni centrali. Emergono sollecitazioni sempre crescenti perché si operino scelte che portino noi, ospiti della Terra, ad una più attenta consapevolezza dei problemi del territorio e dell’ambiente nonché ad impostare programmi adeguati che ne tutelino le esigenze e lo valorizzino. Scelte che sempre più si impongono.

L’Enciclica Laudato Si’ di papa Francesco, indirizzata a tutta l’umanità, non solo ai cristiani, ha un’aspirazione ardentemente francescana, la Terra è “sorella”, “famiglia”, abitata da creature che sono “fratelli e sorelle” e la fraternità non riguarda solo gli esseri umani, ma comprende tutte le creature. La visione biblica della creazione ci fa comprendere la Terra in tutta la sua bellezza e dignità e ci porta a rovesciare la visione consolidata di una certa cultura moderna che ha condizionato la civiltà occidentale e lo stesso cristianesimo, considerando e vivendo il nostro pianeta come materia da usare, da abusare e da cui trarre illeciti vantaggi. Ed è stato questo aspetto erroneo della visione del creato la causa principale della crisi del vivere oggi. Quale il rimedio? Con papa Francesco ritengo che noi cristiani dobbiamo ripartire dalla riscoperta dell’armonia tra Dio, uomo e mondo. È innegabile come questo nostro tempo esiga la prosecuzione, sempre più risoluta, di quel processo di cambiamento del modello di sviluppo che ha mosso i primi passi in sordina e che oggi sta, lentamente, affermandosi. È un stagione nuova, la nostra, che evidenzia la necessità di cambiamenti, talora anche radicali, attraverso una presa di coscienza responsabile e condivisa che li renda attuabili.

don Francesco Poli

marzo 2016

Un fatto nuovo “accade”!

Marzo-2016Di ritorno da Emmaus, i due discepoli riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il pane. Lc 24, 35

Anche a noi, in questa Pasqua, parlano i due discepoli di Emmaus. Sono in città, tornati di corsa dal villaggio di Emmaus col cuore in tumulto. Ripercorrono la strada che, sconsolati e tristi, hanno fatto
all’inizio di quello stesso giorno, primo della settimana. Nell’andare il loro cuore era appesantito, scosso per i tragici eventi della passione di Gesù, fino a quando durante il cammino, Gesù in persona si era fatto loro vicino e conversava. Poi il pasto condiviso e il gesto del pane spezzato. E, lì, lo hanno riconosciuto: Rimani con noi, Signore! Sussurrano… Ora sono ritornati. La strada non li affatica e la terra brucia sotto i loro piedi. Arrivati in città si dirigono nella casa dove sono radunati gli apostoli. Entrano, raccontano quanto appena capitato. Mentre parlano, “accade”: Gesù Risorto è con loro. Che meraviglia!

Da quell’incontro, ogni giorno su ogni strada ancora “accade” che la fede nel Risorto sia testimoniata da qualche discepolo, fino raggiungere anche me. Interiormente la accolgo e la comunico, pur nella povertà di ciò che sono. Infatti quando parlo della mia fede nel Risorto in famiglia, ai figli, quando racconto di come l’ho incontrato nei fatti della vita quotidiana, nel lavoro come nello svago, nella preghiera come nell’eucaristia domenicale, nei gesti di misericordia ricevuti e donati, il Signore risorto si fa nuovamente presente e così, semplicemente, “accade” che Egli sia.
L’evento di novità che è la Pasqua di Gesù allora, si diffonde anche attraverso noi, viaggiatori incerti in città senz’anima.
È essa la bella notizia da sempre attesa, un vangelo, da bocca a orecchio, da cuore a cuore, da vita a vita: ancora “accade”, Gesù è vivo.

“Accade” così che ancora ci sia la Pace come dono del Risorto.
Quella pace che rinasce ogni Oasqua e che ci fa sentire ancora amati.
Pace da alimentare e diffonder, non è un’irrealistica utopia in un mondo dilaniato dall’odio, dalla violenza, dall’indifferenza. E così, semplicemente “accade”, che grazie al ritorno di due discepoli da Emmaus, riprendiamo il cammino mentre Gesù in persona rimane con noi. Ancora “accade”: Pasqua di pace.

don Francesco Poli

febbraio 2016

LA LEGGE CI È NECESSARIA

«Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti;
non sono venuto per abolire, ma per dare compimento… (Mt. 5, 17)

Febbraio-2016Perché, nel mondo delle libertà, possiamo dirci ancora cristiani che praticano la Legge? Un interrogativo che ci poniamo all’inizio della Quaresima e la cui risposta ricerchiamo, con fatica e non senza qualche incertezza. Risposta che non possiamo darci da noi stessi, ma ci verrà grazie all’ascolto del Maestro. Lui, che trova cibo il fare la volontà del Padre suo, ci richiama alla necessità dell’obbedienza al Padre, vivendo la legge della libertà, praticandola. Gesù, infatti, non si mostra come un anarchico che abolisce le norme e contestatore verso ogni forma di autorità; o magari un bonaccione che dice “liberi tutti” come taluni vorrebbero…
Il Maestro non vuole gettare alle ortiche la Torah, come un adolescente scalpitante calpesta leggi e regole, quanto ricondurla al suo significato originale. Il termine Torah, impropriamente tradotto con Legge, in realtà deriva dalla radice iaràh, che descrive il volo della freccia. La Torah, quindi, è stata data da Dio come indicazione perché l’uomo sia felice nell’amore. La Legge come il veicolo dell’amore, questo è ciò che conta davvero. La Legge come forma dell’agire umano libero, la struttura che raccoglie e incanala l’amore realizzandolo qual è: realtà viva nel tessuto delle relazioni umane.
Gesù, nel suo insegnamento, ha chiaro tutto ciò e lo consegna a noi con il messaggio delle Beatitudini. È grazie a Lui che la nuova e definitiva Legge dell’amore sono le Beatitudini: esse non aboliscono, ma portano a realizzazione la Torah antica che adesso non ha più la forma del precetto esteriore, ma diventa Regola di vita interiore. Questo nuovo modo di intendere la Legge, che richiede il passaggio dal solo essere pratica esteriore al suo divenire forma del vivere, la rende necessaria alla vita dell’uomo. Gesù stesso, rivolto a coloro che governano: gli Scribi, i Farisei e i Dottori della legge, affronta questioni specifiche della Legge mostrando come essa sarebbe tradita se non considerata dal nuovo punto di vista, quello delle Beatitudini. Accusato dai Farisei di non voler rispettare le prescrizioni stabilite dalla Legge, Gesù smonta le accuse e mostra così il vero compito della Legge. Prendiamo il precetto “Tu, non uccidere”: la vita appartiene a Dio. Il Gesù delle Beatitudini ci chiede di assumere interiormente la norma di non uccidere; di vivere la consapevolezza che possiamo uccidere non solo togliendo la vita a qualcuno, ma pure col giudicare, con la critica, con l’indifferenza, con il pettegolezzo, con l’esclusione del fratello… Mille modi di uccidere che ci invitano ad un ascolto profondo di Dio e che ci chiedono di vivere quotidianamente nella Sua volontà. Il cristiano, proprio come Gesù che trova nutrimento nel fare la volontà del Padre, vive la Legge interiormente: la appoggia alla sua radice che è l’obbedienza a Gesù, l’Obbediente al Padre, e la riconosce quale strumento per compiere l’obbedienza nell’amore. La legge ci è necessaria per vivere nell’amore.

don Francesco

gennaio 2016

Costruire sulla roccia

Gennaio-2016Quando inizia un nuovo anno è tradizione scambiarsi gli auguri per un futuro migliore. È comunemente riconosciuto il fatto che ci si trovi, primo gennaio, come ad una sorta di giro di boa: si chiude un capitolo per aprirne uno nuovo.
Anche se, ad oggi, l’immagine della macchina fotografica tradizionale è lontana dalle nuovissime generazioni, potremmo azzardare un paragone.
La storia della vita di ciascun individuo, del mondo e della Chiesa è come se, a capodanno, fosse un rullino Kodak che ha raggiunto la 36ª fotografia.
È giunto il momento di avviarne uno nuovo sul quale verranno impresse altre immagini che, ad oggi, ancora non sappiamo: immagini belle, meno belle, più o meno significative, ma comunque costituenti un tassello unico ed inimitabile dell’esistenza di ciascuno. Come ben sappiamo un rullino fotografico viene cambiato per lasciare spazio ad uno nuovo, ma la sostituzione della vecchia pellicola corrisponde ad uno step cruciale: l’anticamera dello sviluppo delle fotografie. Sono i passi più importanti che abbiamo immortalato lungo l’anno precedente e che segnano il punto da cui siamo partiti.
OGNI ANNO, INFATTI, NON CI TROVIAMO AD UN RESET DELLA  NOSTRA VITA, CI TROVIAMO PIUTTOSTO AD UN RE-START.
I buoni propositi e la voglia di impegnarci possono farci cambiare davvero paradigma, ma non possiamo cancellare le tracce che abbiamo lasciato dietro di noi.
DA UN LATO ABBIAMO QUINDI APERTA LA STRADA AL CAMBIAMENTO, MA NESSUNO POTRÀ MAI CANCELLARE QUELLO CHE SIAMO STATI, SOPRATTUTTO IL PRIMO IMPRINTING CHE ABBIAMO FIN DA BAMBINI.
Imprinting non tanto come una generica esperienza del nostro passato, quanto ciò che la caratterizza in una delle sue peculiarità: la fede ricevuta e alimentata nel Dio rivelatoci in Gesù Cristo. Questa esperienza originaria del nostro vissuto umano costituisce in noi, come “radicamento” essenziale del nostro essere umano e spirituale, il vissuto personale: come una casa posta su solide fondamenta, può edificarsi con infiniti dettagli, modi, forme e particolarità differenti…
L’ESSENZIALE NON È GUARDARE A COME CI SI È EVOLUTI, QUANTO PIUTTOSTO A COME SI È CAMBIATI RIAPPROPRIANDOCI E CUSTODENDO QUELLE FONDAMENTA. Questo nuovo anno non sia il tempo/cronos di generici proclami su valori che la retorica consuma; piuttosto tempo/kairos della Parola: Costruisci la tua casa sulla roccia (Mt 7, 24).

don Francesco