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Febbraio 2021

QUARESIMA, esodo di conversione.

Era il 2020. È coinciso con l’inizio della quaresima il primo lockdown, essenziale per arginare il diffondersi della pandemia da Coronavirus. In questi giorni, a distanza di un anno, la Chiesa, con l’inizio di questa quaresima, ci invita a prepararci con cuore nuovo alla Pasqua, all’incontro con il Risorto. L’esperienza ardua, tormentata e dolorosa che stiamo sperimentando sembra che rimarchi, evidenziandolo, l’invito alla conversione intrinseco in questo tempo liturgico, quasi che questo appello non si fosse mai interrotto, ma si fosse sovrapposto al tempo pandemico. Se poi si considera la restrizione della partecipazione in presenza dei fedeli, si può affermare che sono oramai quasi due anni che “non facciamo la Pasqua”. E così, ora, ci auguriamo che l’’inizio di questa quaresima possa rappresentare l’ultima tappa di un esodo di conversione che ha portato, nel presente, l’umanità ad attraversare il deserto della sofferenza, del lutto, dell’indifferenza, nell’incertezza con una speranza debole, dai tratti fragili. 

È bene, dunque, incamminarsi custodendo, conservandola, la speranza e orientandoci con fede verso il Mistero della morte e resurrezione di Gesù, cuore dell’esperienza cristiana personale e comunitaria. Riscopriamo, così, nella fatica la gioia del cristiano, gioia  che scaturisce dal riaccogliere nell’attualità dell’oggi l’annuncio evangelico. E riconfermiamo la nostra professione di credenti, noi che nell’esperienza quotidiana stiamo verificando un certo diffuso inganno che  riterrebbe la vita originata da noi e determinata dalle nostre decisioni, omettendo e volutamente ignorando che  in realtà essa nasce solo dall’amore di Dio Padre, dalla Sua volontà di dare la vita in abbondanza, dall’incontro con Lui e tra di noi. Papa Francesco scrive: “Dio non ci chiede nulla che prima non ci abbia donato. Lui non è indifferente a noi. Ognuno di noi gli sta a cuore, ci conosce per nome, ci cura e ci cerca quando lo lasciamo. Ciascuno di noi gli interessa; il suo amore gli impedisce di essere indifferente a quello che ci accade”. Camminare verso la Pasqua è, allora, vincere l’indifferenza, vivere d’incontri e aprirci al dono della conversione. 

La Pasqua sia esperienza di accoglienza nell’incontro con il Mistero che è Dio con l’uomo, originato dalla parola rivolta da Gesù ai primi discepoli “Venite e vedrete” (Gv. 1, 39). L’incontro con il Risorto non sarà solo un’esperienza del futuro, di un giorno che verrà con la Pasqua, ma è un evento che si verifica già oggi, nel quotidiano. Paradossalmente, mai come in questa esperienza di pandemia, con tutto ciò che essa comporta in termini di criticità, possiamo essere protagonisti di relazioni, sentire pronunciato da Gesù il nostro nome, come quello di ciascuno; il “Tu” quale esperienza che sta al sorgere di ogni incontro nel “Noi”: l’esserci con la nostra identità, le nostre differenze e i nostri limiti, insieme. Tuttavia non basta un incontro per vivere insieme, ciò avverrà solo a condizione di accettare liberamente che l’incontro “accada di nuovo”. Ecco la sfida: superare l’indifferenza con l’incontro, per giungere così a relazioni solidali, all’amicizia, personale e sociale, che si manifesterà poi solo a condizione che questo venga in seguito testimoniato. Un’esperienza significativa, infatti, non può né deve essere taciuta: “Abbiamo incontrato il Messia” (Gv. 1, 41). La vita è l’arte dell’incontro: lo vuole Dio che da sempre vive d’incontro con il suo popolo. Anche in questo tempo di pandemia Dio ci incontra, ci conosce per nome. Ci chiede di vivere di incontri con gli altri e di farlo non nel vuoto asettico, ma piuttosto nella quotidianità, dentro l’esodo che stiamo vivendo, testimoniando che Lui cammina con noi, e che noi siamo il suo Popolo.

don Francesco Poli

Febbraio 2021

Marzo 2021

01 LunedìSCUOLA DI COMUNITÀ: catechesi adulti (in chiesa parr.: ore 8.30 e ore 17.30)
02 MartedìConferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Sala della comunità)
04 GiovedìAdorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parrocchiale)
05 VenerdìVia Crucis (ore 07.30 – 17.30 Chiesa parrocchiale)
07 DOMENICAIII del TEMPO di QUARESIMA
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 – 18.30
08 LunedìSCUOLA DI COMUNITÀ: catechesi adulti (in chiesa parr.: ore 8.30 e ore 17.30)
09 MartedìConferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Sala della comunità)
11 GiovedìAdorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parrocchiale)
12 VenerdìVia Crucis (ore 07.30 – 17.30 Chiesa parrocchiale)
14 DOMENICAIV del TEMPO di QUARESIMA
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 – 18.30
15 LunedìSCUOLA DI COMUNITÀ: catechesi adulti (in chiesa parr.: ore 8.30 e ore 17.30)
16 MartedìConferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Sala della comunità)
18 GiovedìAdorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parrocchiale)
19 VenerdìVia Crucis (ore 07.30 – 17.30 Chiesa parrocchiale)
21 DOMENICAV del TEMPO di QUARESIMA
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 – 18.30
22 LunedìSCUOLA DI COMUNITÀ: catechesi adulti (in chiesa parr.: ore 8.30 e ore 17.30)
23 MartedìConferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Sala della comunità)
25 GiovedìAdorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parrocchiale)
26 VenerdìVia Crucis (ore 07.30 – 17.30 Chiesa parrocchiale)
 Oggi esce il notiziario parrocchiale di Marzo
28 DOMENICAdelle PALME
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 – 18.30
Febbraio 2021

Febbraio 2021

01 LunedìSCUOLA DI COMUNITÀ: catechesi adulti (in chiesa parr.: ore 8.30 e ore 17.30)
02 MartedìCandelora
 Conferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Sala della comunità)
03 MercoledìFesta di S. Biagio martire
05 VenerdìAdorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parrocchiale)
07 DOMENICAV del TEMPO ORDINARIO – FESTA S. GIOVANNI BOSCO
 S. Messe: ore 7.30 – 10.00 (con i ragazzi I – II – V anno IC) – 11.00 (con i ragazzi III – IV anno IC ) – 18.30 (Con i ragazzi VI anno IC)
 PRESENTAZIONE FANCIULLI MESSA DI Iª COMUNIONE (ore 11.00 chiesa parr.)
08 LunedìSCUOLA DI COMUNITÀ: catechesi adulti (in chiesa parr.: ore 8.30 e ore 17.30)
09 MartedìConferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Sala della comunità)
11 GiovedìB. Vergine di Lourdes – Giornata dell’ammalato
 Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parrocchiale)
14 DOMENICAVI del TEMPO ORDINARIO
 S. Messe: ore 7.30 – 10.00 (con i ragazzi I – II – V anno IC) – 11.00 (con i ragazzi III – IV anno IC ) – 18.30 (Con i ragazzi VI anno IC)
15 LunedìSCUOLA DI COMUNITÀ: catechesi adulti (in chiesa parr.: ore 8.30 e ore 17.30)
16 MartedìConferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Sala della comunità)
19 Venerdì19 – 21 TRIDUO DEI MORTI (Programma a parte)
 Oggi esce il notiziario parrocchiale di Febbraio
21 DOMENICAI del TEMPO di QUARESIMA – Chiusura Triduo dei morti
 S. Messe: ore 7.30 – 10.00 (con i ragazzi I – II – V anno IC) – 11.00 (con i ragazzi III – IV anno IC ) – 18.30 (Con i ragazzi VI anno IC)
22 LunedìSCUOLA DI COMUNITÀ: catechesi adulti (in chiesa parr.: ore 8.30 e ore 17.30)
23 MartedìConferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Sala della comunità)
25 GiovedìAdorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parrocchiale)
26 VenerdìVia Crucis (ore 07.30 – 17.30 Chiesa parrocchiale)
28 DOMENICAII del TEMPO di QUARESIMA
 S. Messe orario Festivo: 7.30 – 10.00 – 11.00 – 18.30
Gennaio 2021

LO SGUARDO SIA OLTRE PER ORIENTARE IL CAMMINO

Il passaggio al nuovo anno, nella fase di declino della pandemia in cui auspichiamo di trovarci, ci sollecita a tentare una riflessione, se pur provvisoria. Siamo impazienti, desideriamo ardentemente che si risolva in maniera risolutiva l’emergenza sanitaria in atto, per ritornare all’ordine abituale. Ma considerare quello che è accaduto solo come un “incidente di percorso”, significa non aver colto il senso, la rilevanza profonda dell’“emergenza” che, già  nella sua etimologia, include, indubbiamente, oltre la necessità di superare una fase di drammatico pericolo, anche quella di far emergere ciò che era nascosto. Far emergere – appunto – ciò che da tempo era già presente nel fluire delle cose, anche se non era consapevolmente  percepito. Quel malessere esistenziale diffuso e radicato della società, sintomo di una patologia  mortale, alimentata dalla bramosia di possesso che ha infettato l’umanità e da cui potremo liberarci solo con dei cambiamenti strutturali profondi, come ci sollecita papa Francesco: il ritorno alla normalità sarà possibile solo attraverso una transizione o forse meglio una rivoluzione culturale e spirituale piuttosto che una restaurazione.

Gli eventi tragici vissuti nei mesi della pandemia, ci hanno indotti a riconoscere come, nel villaggio globale che l’umanità tenta faticosamente di rianimare, ci sia stata soprattutto impreparazione insieme all’effetto sorpresa. Molteplici le carenze emerse nell’emergenza sanitaria: di personale medico, di posti letto in terapia intensiva, di strumenti di protezione individuale, di pianificazione e programmazione emergenziale, di risorse… I cittadini che a buon diritto credevano nell’efficienza del nostro modello di Welfare, (ospedali come presidi sanitari di eccellenza) e nel consulto di strutture sanitarie per le idonee decisioni inerenti la loro salute, si sono purtroppo improvvisamente ritrovati senza possibilità di “parola” di fronte all’emergenza. La corsa, la sosta esterna, l’attesa nei Pronto soccorso degli ospedali, la ghettizzazione e l’isolamento coatto,

fino alla guarigione o alla morte dei malati di Covid 19, ha mostrato l’aspetto più inquietante della gestione: un’organizzazione sanitaria (censita al secondo posto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per la sanità pubblica), polarizzata su ospedali rivelatesi vere e proprie “cattedrali nel deserto”, presidi di cura che, a livello territoriale e domiciliare, hanno palesato drammatiche debolezze. Una narrazione che si è rivelata una “fuffa” circa il dovere di coinvolgere malati e familiari nelle decisioni inerenti le terapie a cui essere sottoposti. 

Ecco cosa si intravede emergere dall’alveo di questa emergenza sanitaria: la sicurezza che dava l’ospedale si è incrinata. Ciò di cui ci vantavamo e di cui mai avremmo pensato di dubitare: l’efficienza e la qualità dei nostri luoghi di cura, ben suddivisi e coordinati, sembrano non assolvere alle urgenze della tempesta di Covid-19 e quindi da ripensare completamente. Scienza, tecnologia e medicina: il futuro che desideriamo e che ancora ci viene raccontato essere splendido e vincente, fatto di green e innovazione, da solo, non potrà bastare, anzi, se enfatizzato, potrebbe piuttosto essere dannoso all’obiettivo del bene comune. Non è bastato il balzo in avanti realizzato dalla globalizzazione negli ultimi decenni: nei giorni del Coronavirus i convogli militari visti con i nostri occhi sulle strade della citta, con i loro carichi di morti, ci hanno fatto rievocare altri carri, di manzoniana memoria, che passavano tra le vie carichi di cadaveri appestati. La devastazione ad opera dell’epidemia sta facendo emergere questioni sociali enormi, complesse, stratificate nel tempo, urgenti e pure dimenticate a lungo nel graduale, progressivo disgregarsi della società post-moderna. Non abbiamo voluto consapevolmente prendere atto del profilo di cura che la Terra e gli umani richiedono per essere davvero “fratelli tutti”. Quello che eufemisticamente è stato definito “nuovo modello di sviluppo” o “nuovo ordine mondiale” a venire, si sta rivelando piuttosto, così come lo abbiamo alimentato nella narrazione recente, una trappola. Un nuovo modo di interpretare uno spartito più volte eseguito da sistemi di potere, consolidati, desiderosi solo di riciclarsi in nuovi assetti che li confermino e li garantiscano. Sarà opportuno prendere in esame questioni importanti, non ultimo il sistema di prevenzione e protezione di fronte ad un’emergenza sanitaria, lasciato senza attuazione, come denunciava a fine 2019 il Global Preparedness Monitoring Board: i massimi esperti mondiali di salute pubblica di vari paesi pronosticavano da tempo che un virus avrebbe potuto uccidere milioni di persone in poco tempo.  Ora è tempo di un primo bilancio e ci domandiamo dove si collochi la dimensione spirituale nel nuovo scenario globale. La spiritualità appare assente nel villaggio globale che ci accoglie, l’umanità sembra impaurita, spaesata e preoccupata, all’avvio di una nuova stagione di responsabilità sociali capaci di promuovere un futuro che vorremmo più fraterno e solidale. Quello spirituale appare come un tema non “politicamente corretto” nel tempo dell’intelligenza artificiale. Inaspettatamente però, nella promozione del nuovo scenario globale post-pandemia oltre alle misure di programmazione, di previsione e all’esperienza che ci fa apprendere dalle calamità, percepiamo quanto vitale sia il vissuto umano nelle relazioni di reciprocità, sentiamo forte il bisogno di attingere soprattutto a risorse di primaria importanza, beni immateriali quali la dimensione spirituale, quella relazionale e quella culturale.

  La Chiesa, in questi cambiamenti epocali, sta giocando una partita inedita, dagli esiti incerti. Essa, nelle sue articolazioni territoriali, è chiamata per vocazione, e ora anche per necessità, a dare corpo alla spiritualità evangelica là dove la vita accade. La Chiesa si trova infatti ad affrontare nell’emergenza sanitaria anche una seconda emergenza, quella pastorale. Il confinamento in casa, con il divieto assoluto di spostamenti, ha sottratto alla comunità cristiana, fin dall’inizio della pandemia, il suo corpo di carne viva – il popolo credente – impedito a radunarsi per la pratica cristiana, anche per celebrare la liturgia eucaristica culmine e fonte della vita credente. Si è così improvvisamente posta la parola fine a una stagione pastorale che ha interpretato negli ultimi decenni sia la crisi del modello di cristianità sia la stagione promettente del Vaticano II. Su questa pastorale sembra calare ora definitivamente il sipario. Aspettiamoci commenti pro o contro, considerazioni e proposte… Dai “resti” di quella pastorale sta prendendo forma e vigore una certa “pastorale del Web” che nei mesi di lockdown si è diffusa con facilità e fantasia portando le parrocchie nell’oltremondo di internet. La facilità, la velocità e talora la superficialità di questa migrazione, insieme ai graditi effetti immediati, rende ancor di più evidente l’incognita di una riflessione sulla pastorale del futuro. Oggi vediamo una certa pastorale emanciparsi grazie alle nuove tecnologie e portarsi là dove sono milioni di possibili destinatari; ma non è detto che là dove ci sia più gente sia il posto migliore. Si ha quasi l’impressione che l’operazione sia stata il semplice trasferimento di contenuti della pastorale in presenza per caricarli sul Web, creando così una copia digitale dell’ “eterogeneità pastorale” rivisitata grazie alla produzione artigianale di chiunque. 

La questione che sembra porsi a questo punto è essenziale alla spiritualità della comunità cristiana che per essere tale ha bisogno di incontrarsi in presenza per celebrare i sacramenti. Come affrontare l’equivoco che vede l’allestimento di una “Chiesa digitale” dentro l’oltremondo e questo metterlo in alternanza con il mondo reale, fino ad allestire un unico sistema di realtà formato dalle due dimensioni? Come rimbalzare tra mondo reale e mondo virtuale – digitale ricamando una trama che potremmo chiamare realtà del vissuto ecclesiale? Come far passare la pastorale attraverso il mondo digitale per arricchire di senso e gestire meglio la vita spirituale della comunità credente? Serve una nuova postura del credente per mettere in connessione mondo reale e mondo digitale. Una spiritualità all’altezza dell’homo technologicus: uomo – tastiera – schermo logo della nostra civiltà. La sfida per la spiritualità del futuro è più complessa, deve infatti coinvolgere realtà di due diverse entità: il mondo reale e quello virtuale. La spiritualità credente che sta prendendo forma in questo tempo di pandemia è tuttora come in gestazione. Prende il via da una “spiritualità di comunità” che nella malattia si è fatta povera ed essenziale nell’evangelo, testimoniata anche nell’impossibilità di nutrirsi all’eucaristia domenicale: l’ascolto della Parola e lo spezzare il Pane Vivo. Una spiritualità alla ricerca di nuove forme espressive nella realtà di fragilità e precarietà dell’umano: nelle famiglie con i bambini, con gli adolescenti e i giovani, con le persone ammalate, anziani ospiti nelle RSA che soffrono  rassegnati la solitudine, con chi muore senza il conforto dei familiari e dei sacramenti. Ci attende, come battezzati, un compito spirituale immenso e inedito, a partire dal nostro vissuto umano attraversato dalla pandemia e con la responsabilità ecclesiale di saper cogliere alla base di ogni storia personale e comunitaria l’umano. “Diventare umani” ecco ciò che ci è davvero necessario. Voler assumere personalmente e comunitariamente i tratti di una rinascita spirituale che riteniamo irrinunciabile, per avere anche nel futuro gli stessi lineamenti del Volto di Gesù di Nazareth.

don Francesco Poli

Gennaio 2021

Gennaio 2021

01 VENERDÌCAPODANNO: S. MARIA MADRE DI DIO
 S. Messe orario Festivo:
 7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
03 DOMENICAII di NATALE
 S. Messe orario Festivo:
 7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
06 MERCOLEDÌEPIFANIA DEL SIGNORE
 S. Messe orario Festivo:
 7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
10 DOMENICABATTESIMO DI GESÙ
 S. Messe orario Festivo:
 7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
11 LunedìRiprende la Catechesi in gruppi in Oratorio
12 MartedìRiprende la Catechesi in gruppi in Oratorio
13 MercolediRiprende la Catechesi in gruppi in Oratorio
17 DOMENICAII dell’ANNO FESTA DI S. ANTONIO Benedizione degli animali
 S. Messe orario Festivo:
 7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
18 LunedìConferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Sala della comunità)
21 GiovedìAdorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parrocchiale)
22 VenerdìOggi esce il notiziario parrocchiale di Gennaio
24 DOMENICAIII DEL TEMPO ORDINARIO
 S. Messe orario Festivo:
 7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
 Apertura SETTIMANA S. GIOVANNI BOSCO
25 LunedìSCUOLA DI COMUNITÀ: catechesi adulti (in chiesa parr.: ore 8.30 e ore 17.30)
26 MartedìConferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Sala della comunità)
28 GiovedìAdorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parrocchiale)
 DAL 31 GENNAIO: FESTE IN OCCASIONE DEL RICORDO DI S. GIOVANNI BOSCO PATRONO E PROTETTORE DELL’ORATORIO (Fino al 07 febbraio p.v. con programma parte)
31 DOMENICAIV DEL TEMPO ORDINARIO
 SETTIMANA S. GIOVANNI BOSCO “Arrivo” statua don Bosco (ore 9.50 oratorio)
 S. Messe orario Festivo:
 7.30 – 10.00 – 11.00 – 18.30
Dicembre 2020

È NATALE

A BETLEMME DI CASA NOSTRA

Venne ad abitare in mezzo a noi. (Gv. 1, 14)

Un imprevisto è la sola speranza. E. Montale

Dov’è Betlemme? Dove mai possiamo collocare, per potercisi recare, questo minuscolo villaggio che ha dato i natali a Gesù, il Messia? C’è infatti ancora chi sente il desiderio di sostare con speranza accanto al Bambino in questo Natale di sofferenze. La pandemia ci induce a guardare con disincanto la Betlemme del presepe, quello stesso disincanto con cui guardiamo il mondo e l’esperienza umana, cercando nella storia il fallimentare di generazioni illuse. Tuttavia viviamo esperienze di relazioni capaci di valore e di senso dentro la precarietà che sta segnando la vita e la società in modo inedito. 

Il tempo presente che siamo attraversando, avendone provato anche la dimensione fragile e tragica, chiede con forza ai cristiani che vogliono vivere il Natale dell’incontro con Dio e con i fratelli tutti, di lasciarsi illuminare dalla fede per abitare spiritualmente le Betlemme di oggi: quegli spazi e quei tempi del vivere in cui si manifesta la presenza divina che sta là dove acconsentiamo che prenda casa il Servo dell’Amore. È questa la Betlemme del Natale di Gesù.  

Stare a Betlemme, quest’anno, richiede la capacità e la volontà di stare nell’imprevista precarietà servendo la vita. Quella vita che è il Mistero stesso del Bambino Gesù, e che dà inizio a una vita, la nostra, cha ha a cuore l’umano e le sue relazioni. Un impegno rinnovato che attinge energia dal Natale per orientarci nel servizio alla buona qualità delle relazioni interpersonali, come anche alla testimonianza umile e costante di questa speranza nella vita umana liberata dalla pesantezza di tutto ciò che la mortifica.

Abitare Betlemme è entrare nella Tenda della vita, luogo dell’incontro con Dio e con gli altri. La vita, nonostante sia caratterizzata da innumerevoli scontri, è l’arte dell’incontro. Il Natale che viviamo, oggi come ieri, ci chiede di adoperarci, in ogni tempo e senza sosta, per promuovere e costruire un’autentica e nuova vita comunitaria come alternativa alla solitudine, o peggio, all’isolamento. Un distanziamento, quello a cui siamo sottoposti dalle misure sanitarie cautelari, che rischia di generare lontananza e sospetto nei confronti dell’altro. Distanziati si vive male. Il Natale della nostra Betlemme ci consenta, invece, di recuperare la nostalgia della vicinanza e dell’incontro. Proprio l’imprevisto della natività del Figlio di Dio, riconosciuto e accolto nella fede, renda evidente la coscienza di solidarietà che lega gli esseri umani in una fraternità senza frontiere. La cura che Dio ci manifesta in questo Natale donandoci il Figlio, favorisca tra noi la rigenerazione dei rapporti umani.

don Francesco Poli

Dicembre 2020

Dicembre 2020

01 Martedì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Casa della comunità)
06 Venerdì Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parrocchiale)
06 DOMENICA II di AVVENTO
 S. Messe orario Festivo:
 7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
07 Lunedì Vigilia Festa Immacolata
 Tempo per le CONFESSIONI ore 9.00 – 11; ore 16.00 – 18.00
 ADORAZIONE EUCARISTICA ore 19.00 – S. Messa festiva (ore 20.00)
08 MARTEDÌ IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA
 S. Messe orario Festivo:
 7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
10 Giovedì Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parrocchiale)
13 DOMENICA III di AVVENTO
 S. Messe orario Festivo:
 7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
14 Lunedì SCUOLA DI COMUNITÀ – catechesi adulti (in Chiesa parrocchiale: ore 8.30 e ore 17.30)
15 Martedì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Casa della comunità)
17 Giovedì Inizio novena S. Natale
 Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parrocchiale)
18 Venerdì Oggi esce il notiziario parrocchiale di Dicembre
19 Sabato Ore 9.30 – 11.00 e 16.00 – 18.00 SPAZIO CONFESSIONI (in Chiesa)
20 DOMENICA IV di AVVENTO
 FESTA del DONO
 S. Messe orario Festivo:
 7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
 PREGHIERA GRUPPI ADOLESCENTI (sera)
21 Lunedì Ore 8.30 – 10.30 e 17.00 – 18.00 SPAZIO CONFESSIONI (in Chiesa)
22 Martedì Ore 8.30 – 10.30 e 17.00 – 18.00 SPAZIO CONFESSIONI (in Chiesa)
23 Mercoledi Ore 8.30 – 10.30 e 17.00 – 18.00 SPAZIO CONFESSIONI (in Chiesa)
24 Giovedì Ore 8.30 – 11.30 e 15.00 – 18.00 SPAZIO CONFESSIONI (in Chiesa)
 Ore 17.00 Chiesa parrocchiale S. MESSA DELLA VIGILIA DI NATALE
 Ore 19.30 Chiesa parrocchiale – VEGLIA DI NATALE
 Ore 20.00 S. MESSA DI NATALE
25 VENERDÌ S. NATALE
 S. Messe orario Festivo:
 7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
 ore 18.00 S. Rosario
26 Sabato S. STEFANO martire
 S. Messe orario Festivo:
 7.30 – 10.00 – (non alle ore 18.30!) – 20.00 Prefestiva
 ore 18.00 S. Rosario
27 DOMENICA Sacra Famiglia di Nazareth
 S. Messe orario Festivo:
 7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
31 Giovedì MESSA FESTIVA CAPODANNO 2021 e TE DEUM di ringraziamento
ORE 18.30 in Chiesa parrocchiale
Novembre 2020

FRATELLI TUTTI?
È POSSIBILE

Fratelli tutti, o non piuttosto “Fratelli tutti?”… Aggiungiamo temporaneamente l’interrogativo all’incipit dell’enciclica di papa Francesco su fratellanza e amicizia sociale non fosse altro che per evitare il lusinghiero abbaglio di una fratellanza universale già consolidata o a portata di mano. Lo facciamo anche per poter meglio comprendere la necessità di “cambiare strada” come questa enciclica propone. Il deserto, desolato e affollato da individui solitari, che sembra essere la condizione attuale della nostra società occidentale, richiede con urgenza un ripensamento della complessità della condizione naturale e umana. Ecologia e fraternità, sono esse che hanno valore e significato nel profondo delle nostre vite. Dunque ripensare la società per agire, riconoscere la fraternità tra ogni essere umano e con ogni creatura. Una fraternità che potrà essere universale a condizione che riconosca l’esperienza di deserto e solitudine in cui ci si trova oggi, come il Popolo d’Israele allora. Una fraternità tutta, ma a condizione che nel deserto della vita si verifichino due condizioni: l’adesione libera al comando “Amerai” e la consapevole coscienza della nostra condizione di figli. 

Ogni generazione potrà sopravvivere e attraversare il deserto solo a condizione di fare proprio il comando: “Amerai” Dio e il prossimo. Co-mandare significa infatti “mandare insieme”. Dio ci manda insieme verso l’amore perché la Sua vita donata sia anche la nostra vita donata.  L’amore verso cui siamo in cammino ci rende infatti simili, fa in modo che la vita di uno diventi quella dell’altro: amare è portare l’altro nel cuore. Saremo dunque fratelli tutti a condizione di accettare di essere “co- mandati” al duplice Amore: verso Dio e il prossimo. Solo amando il Padre e i fratelli, infatti, diventiamo davvero ciò che, nella più intima essenza, siamo: siamo figli: “Come credenti pensiamo che, senza un’apertura al Padre di tutti, non ci possono essere ragioni solide e stabili per l’appello alla fraternità. Siamo convinti che soltanto con questa coscienza di figli che non sono orfani si possa vivere in pace tra di noi. Perché la ragione, da sola, è in grado di cogliere l’uguaglianza tra gli uomini e di stabilire una convivenza civile tra loro, ma non riesce a fondare la fraternità(FT 272).

Possiamo, in piena consapevolezza, affermare che all’origine della vita siamo generati e quindi figli tutti e successivamente proprio in quanto tali, non possiamo che essere fratelli tutti. Infatti nella nostra storia personale possiamo non diventare padri o madri, genitori… ma non possiamo non essere figli. Si nasce figli, ma soprattutto lo si diventa, sempre. Ciò avviene a condizione che ciascuno riconosca il “debito originario d’amore” verso il padre, la madre, Dio, la Vita stessa. Il Mistero che dà origine alla vita è dunque amore. L’Amore del Padre verso i figli nel Figlio. “Tutto è fatto per Lui e in vista di Lui e tutto in Lui sussiste” (Col. 1, 16). 

Purtroppo la mortifera forza dell’egoismo, quando ha il sopravvento in noi, ci uccide come figli e come fratelli. Il deserto è anche, simbolicamente, il luogo in cui questo morire si palesa, esso è figura di non vita, di desolazione, è immagine dell’uccisione del Figlio di Dio e del fratello nostro. In Gesù, Figlio mandato dal Padre sulla terra, noi vediamo ogni fratello su cui l’umanità con egoismo e prepotenza scarica la sua fratricida violenza, mentre lui, il Figlio co-mandato all’Amore, rimane fedele, nella sua condizione filiale e fraterna per restituirci la nostra verità di figli – fratelli. Gesù, Figlio e Fratello di tutti, disprezzato e ucciso fuori le mura della città, diventa così la pietra angolare, il primogenito, il solo che può unire il Padre ai fratelli e questi tra di loro: rende possibile, dunque, che diventiamo Fratelli tutti!

E così, nel Figlio di Dio, come cristiani, sentiamo di essere fratelli con tutti; lottiamo per costruire un’umanità veramente fraterna e solidale che ha origine dalla nostra figliolanza divina. In Gesù, il Figlio – Fratello che fa di noi figli e fratelli tutti nell’amicizia solidale.       

don Francesco Poli

Novembre 2020

Novembre 2020

01 DOMENICA SOLENNITÀ DI TUTTI I SANTI
 Festa Madonna del Rosario
 S. Messe orario Festivo:
 7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
Ore 15.00 VESPRO E POI AL CIMITERO
 Ore 17.30 oratorio Gruppi ADOLESCENTI (II – III media. I – II superiore)
02 Lunedì COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI
 S. Messe orario Festivo:
 8.00 – 10.00 – 20.00 (solenne) ore 15.00 nel cimitero
03 Martedì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Casa della comunità)
05 Giovedì Gruppo Animatori (ore 21.00 oratorio)
06 Venerdì Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parrocchiale)
07 Sabato Confessioni per gli adulti (chiesa parrocchiale) 16.00 – 18.00
08 DOMENICA XXXII del TEMPO ORDINARIO
 S. Messe orario Festivo:
 7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
 INCONTRO FIDANZATI – SPOSI 2017 (Chiesa parr. s. Messa ore 18.30. Poi in Sala parrocchiale)
 Commemorazione IV Novembre
09 Lunedì SCUOLA DI COMUNITÀ – catechesi adulti (in chiesa parrocchiale: ore 8.30 e ore 17.30)
10 Martedì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Casa della comunità)
12 Giovedì Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parr.)
 Gr. Animatori (ore 21.00 oratorio)
14 Sabato Confessioni per gli adulti (chiesa parrocchiale) 16.00 – 18.00
15 DOMENICA XXXIII del TEMPO ORDINARIO
 S. Messe orario Festivo:
 7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
 Ore 15.00 PRIMA CONFESSIONE FANCIULLI III ANNO IC
 Ore 17.30 oratorio Gruppi ADOLESCENTI (II – III media. I – II superiore)
16 Lunedì SCUOLA DI COMUNITÀ – catechesi adulti (in chiesa parrocchiale: ore 8.30 e ore 17.30)
17 Martedì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Casa della comunità)
19 Giovedì Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parrocchiale) Gr. Animatori (ore 21.00 oratorio)
20 Venerdì Oggi esce il notiziario parrocchiale di novembre
21 Sabato Confessioni per gli adulti (chiesa parrocchiale) 16.00 – 18.00
22 DOMENICA SOLENNITÀ DI CRISTO RE DELL’UNIVERSO
 S. Messe orario Festivo:
 7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
23 Lunedì SCUOLA DI COMUNITÀ – catechesi adulti (in chiesa parrocchiale: ore 8.30 e ore 17.30)
24 Martedì Conferenza S. Vincenzo (ore 14.30 Casa della comunità)
26 Giovedì Adorazione eucaristica (ore 17.00 Chiesa parrocchiale)
29 DOMENICA I di AVVENTO
 S. Messe orario Festivo:
 7.30 – 10.00 – 11.30 – 18.30
 INCONTRO FIDANZATI – SPOSI 2021 (Chiesa parrocchiale s. Messa ore 18.30 – poi in Sala parrocchiale)
30 Lunedì SCUOLA DI COMUNITÀ – catechesi adulti (in chiesa parrocchiale: ore 8.30 e ore 17.30)

(NB. Questo calendario pastorale può subire modifiche. Riferirsi nel dettaglio al Foglio settimanale degli avvisi).

Ottobre 2020

COME RENDERE ATTUALE IL VANGELO?

Come rendere il vangelo sempre attuale? A questo interrogativo cerca di rispondere il nuovo “Direttorio catechistico generale” pubblicato nelle scorse settimane e presentato dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Il documento si offre come una grande opportunità per la Chiesa. Frutto di cinque anni di lavoro, con il contributo di oltre 80 esperti internazionali di catechesi, si propone quale testo di riferimento ufficiale per l’attività catechetica di tutta la Chiesa cattolica. Nel testo sono sviluppate tematiche di fondamentale importanza per l’attività del catechista, alla luce dei cambiamenti culturali che stiamo attraversando: la natura della catechesi, la figura del catechista  e la sua formazione, la metodologia della catechesi, ovvero come deve essere trasmessa la fede, la catechesi nelle realtà parrocchiali dei nostri giorni, utilizzando anche gli strumenti digitali. Quest’ultima è la parte più innovativa del Direttorio, pensata per rispondere alle esigenze della catechesi nel mondo contemporaneo. Dai tempi del Concilio Vaticano II a oggi questo è il terzo, nell’insieme, trattasi di strumenti che hanno svolto un ruolo primario per l’azione pastorale: sono stati un aiuto importante per far compiere dei passi in avanti nel cammino catechetico, rinnovando soprattutto la metodologia e l’istanza pedagogica, ponendo attenzione al processo di inculturazione che caratterizza nello specifico la catechesi e che, soprattutto ai nostri giorni, richiede una speciale attenzione.

La Chiesa si trova inclusa in una grande sfida, tutta culturale e tecnologica, con la quale si viene a incontrare, e a scontrare. A differenza del passato, il tempo della cristianità, quando la cultura veniva nutrita e veicolata dalla prospettiva cristiana, oggi la cultura dominate è digitale e ha una valenza che risente della globalizzazione in atto, attingendo a narrazioni e prospettive distanti, se non  opposte alla visione evangelica. La società contemporanea sta vivendo una radicale trasformazione dei comportamenti che incidono soprattutto nella formazione dell’identità personale e nei rapporti interpersonali. La velocità con cui si modifica il linguaggio, e con esso le relazioni comportamentali, lascia intravedere un nuovo modello di comunicazione e di formazione che interpella inevitabilmente anche la Chiesa nel complesso mondo dell’educazione. L’accesso e la presenza dei vari mondi ecclesiali nello smisurato spazio di internet è certamente un fatto positivo, ma la cultura digitale va ben oltre la funzione strumentale. Essa incrocia in radice la questione antropologica decisiva in ogni contesto formativo, come quello della verità e della libertà. E così la cosiddetta “sfida educativa” diventa davvero terreno per un confronto imprescindibile a partire dalla Chiesa stessa in forza della sua “competenza” sull’umano e la sua pretesa veritativa. Da questo presupposto appare idoneo e tempestivo un nuovo Direttorio per la Catechesi. È per questo motivo che il documento chiede di affrontare le problematiche relative alla culturale digitale, come anche individuare percorsi finalizzati a che la catechesi diventi uno strumento che trovi l’interlocutore in grado di comprendere il messaggio evangelico e di viverlo da vero credente in una dimensione sinodale.  

Tutto ciò nella consapevolezza che  il cuore della catechesi rimane l’annuncio della persona di Gesù Cristo, che sorpassa i limiti di spazio e tempo per presentarsi ad ogni generazione come la novità offerta per raggiungere il senso della vita. In questo nostro tempo, come ci suggerisce il magistero di papa Francesco, una chiave di lettura per l’azione catechistica è il tema della misericordia. È questo il kerygma: l’annuncio della misericordia del Padre che va incontro all’uomo non più considerato come un escluso, ma un invitato privilegiato al banchetto della salvezza. È questo il “primo annuncio” che sempre si rinnova perché Cristo è l’unico necessario. Infatti la fede non è un accessorio che si recupera nei momenti del bisogno, ma un atto di libertà che impegna tutta la vita. Così la prospettiva della catechesi, nel modo in cui viene rappresentata dal Direttorio, si caratterizza per questa dimensione e per le implicanze che porta nella vita delle persone. La catechesi è uno strumento unico che ci permette di fare esperienza viva di Gesù Cristo, per diventarne discepoli.

don Francesco Poli